di Alessandro Luminari
Si potrebbero fare
moltissime e diverse riflessioni, sul verbo "andare", ma dal primo
momento in cui ho iniziato a rifletterci ho sentito una sensazione di paura e
solitudine. È strano, ma mi sono sentito come quando iniziai a pedalare senza
le rotelle per la prima volta. All'inizio era tutto meraviglioso, mi sentivo
forte e protetto, perché dietro di me c'erano i miei genitori che mi tenevano
il seggiolino per non farmi vacillare, ma all'improvviso mi girai sorridente e
vidi che le loro mani non mi reggevano più, e per la paura mi bloccai. Mi
sorpresi, quella volta, di non cadere, perché con un balzo mio padre mi aveva
preso al volo. È proprio da questo ricordo che voglio far partire la mia
riflessione.
Per la mia modesta
opinione ci sono tre categorie di verbi: ci sono quelli usati per descrivere
l'avvicinamento a Dio, l'incontro con Dio e infine il cammino con Dio. Credo
che il mio verbo "andare" appartenga al terzo gruppo. Nel Vangelo, o
per mia sbadataggine o per mia ignoranza, non mi è mai sembrato, o quasi, di
sentire il verbo andare, senza che ci sia stato prima un'incontro con il
Signore. Per questo per poter iniziare a scrivere devo dare per scontato che tu
che leggi, hai già fatto il tuo incontro personale con Dio, ma posso
scommettere che se sei qui, su questo blog, significa che qualcosa deve essere
successo. «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non si sa da dove
viene né dove va: così è chiunque nato dallo Spirito» (Gv 3,8). Qui è Gesù
stesso che parla, mentre spiega a Nicodèmo, chi è colui che è nato dallo
Spirito, da questo passo di Giovanni, ho iniziato a riflettere se il mio
incontro con Dio sia stato o no, un incontro vero con il Signore.