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lunedì 28 aprile 2014

Piangere

di Elena Nociaro


“Dai, smettila di piangere, ormai sei un ometto! I grandi non piangono e tu sei grande, vero?”
Di sicuro avete sentito tutti queste parole da bambini, dopo aver versato qualche lacrimuccia per un ginocchio sbucciato o aver litigato con un amichetto. Il pianto potrebbe essere definito come un incontenibile moto dell’animo: in quell’attimo il cuore è così colmo che non può fare a meno di esternare quell’eccesso di emozione o rischia di scoppiare. E non si parla solo di emozioni negative: vi è capitato, anche solo per un attimo, di essere così felici, ma così felici, da non riuscire a trattenere le lacrime nate lì, sul vostro occhio, così, all’improvviso?

lunedì 17 febbraio 2014

Perdere

di Alessandra Saltamartini


Nella vita succede di perdere delle persone a noi care: un amico che sparisce per causa di un litigio, un genitore che muore lasciando orfani i figli, la fidanzata che lascia il fidanzato perché ha trovato lavoro in un paese lontano, il figlio che adotta uno stile di vita contrario all’educazione datagli dai genitori e perde con loro ogni contatto… Oltre alle persone, si possono perdere anche gli oggetti come le chiavi dell’auto esattamente quando dobbiamo partire di fretta! Poi, chi è stato studente, sa benissimo con quanta facilità si perdono le nozioni didattiche apprese per un dato esame fino a non ricordarsi nulla, se non vengono più riprese. O chi è affetto da una certa malattia, sa che basta pochissimo per perdere la salute. O chi è sostenitore di un certo partito politico, sa quanto esso, pur di vincere le elezioni, rischi di cadere nell’errore di perdere i più alti valori etici e morali.

L’esperienza dimostra che niente di ciò che abbiamo, a partire dalla nostra stessa vita, dura per sempre, ma che tutto è inesorabilmente destinato a perdersi. Tuttavia nel cuore abbiamo quel desiderio di eterno e di infinito, che cozza contro l’esperienza della precarietà delle cose e delle persone. Ecco che dinnanzi al mistero dell’infinito che contrasta col mistero del finito, proprio quando l’uomo è alla ricerca della verità, Gesù Cristo afferma: “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.” (Mt 10,39). Gesù è un maestro che non spiega il perché di un mistero più grande della capacità di comprensione dell’uomo, bensì come affrontare il mistero.

lunedì 10 febbraio 2014

Andare

di Alessandro Luminari


Si potrebbero fare moltissime e diverse riflessioni, sul verbo "andare", ma dal primo momento in cui ho iniziato a rifletterci ho sentito una sensazione di paura e solitudine. È strano, ma mi sono sentito come quando iniziai a pedalare senza le rotelle per la prima volta. All'inizio era tutto meraviglioso, mi sentivo forte e protetto, perché dietro di me c'erano i miei genitori che mi tenevano il seggiolino per non farmi vacillare, ma all'improvviso mi girai sorridente e vidi che le loro mani non mi reggevano più, e per la paura mi bloccai. Mi sorpresi, quella volta, di non cadere, perché con un balzo mio padre mi aveva preso al volo. È proprio da questo ricordo che voglio far partire la mia riflessione.

Per la mia modesta opinione ci sono tre categorie di verbi: ci sono quelli usati per descrivere l'avvicinamento a Dio, l'incontro con Dio e infine il cammino con Dio. Credo che il mio verbo "andare" appartenga al terzo gruppo. Nel Vangelo, o per mia sbadataggine o per mia ignoranza, non mi è mai sembrato, o quasi, di sentire il verbo andare, senza che ci sia stato prima un'incontro con il Signore. Per questo per poter iniziare a scrivere devo dare per scontato che tu che leggi, hai già fatto il tuo incontro personale con Dio, ma posso scommettere che se sei qui, su questo blog, significa che qualcosa deve essere successo. «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non si sa da dove viene né dove va: così è chiunque nato dallo Spirito» (Gv 3,8). Qui è Gesù stesso che parla, mentre spiega a Nicodèmo, chi è colui che è nato dallo Spirito, da questo passo di Giovanni, ho iniziato a riflettere se il mio incontro con Dio sia stato o no, un incontro vero con il Signore.

venerdì 3 gennaio 2014

Sognare

di fra Gianluca Quaresima


Il “sogno” di Dio è l’uomo che vive; e l’uomo vive veramente solo se si sforza di vedere la volontà di Dio in ogni circostanza della propria vita e di scegliere di compierla liberamente ogni volta. Questo che ho appena fatto è solamente un tentativo insufficiente di parafrasare una celebre espressione di uno dei più grandi Padri della Chiesa: Ireneo di Lione. L’espressione esatta a cui mi riferisco è questa: “L'uomo vivente è gloria di Dio; vita dell'uomo è la visione di Dio” ed è tratta da uno degli scritti più interessanti di sant’Ireneo, il «Trattato contro le eresie».

Ebbene, si! Dio ha un sogno sull’uomo; desidera che l’uomo, la sua creatura prediletta, “viva”! E nel fatto che l’uomo vive,  Dio è glorificato! Da cosa riceve vita l’uomo? Dalla visione di Dio, un Dio che poteva starsene bel bello nell’alto dei cieli, disinteressandosi di colui che aveva creato (tanto più che quella sua stessa creatura, l’uomo, ha deciso di ribellarsi al progetto di amore e di comunione che il Creatore aveva per lui) e che invece decide di “sporcarsi le mani”  con lui, mandando il suo Figlio prediletto a rivestirsi della sua stessa carne, della sua stessa umanità. Nella visione di Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, l’uomo riceve la Vita, cioè la vita vera, quella che dura in eterno.

venerdì 14 giugno 2013

Alzarsi

di Lucia Mancinelli



"Sveglia! E' ora di alzarsi!": quante volte abbiamo sentito questa frase uscire dalla bocca di nostra madre, quando la sveglia non basta a buttarci giù dal letto la mattina!
Magari non ci si pensa, ma alzarci è la prima azione che compiamo ogni giorno dopo aver aperto gli occhi; potremo intenderla metaforicamente come lo sparo che indica il 'via' per un centometrista al blocco di partenza. E, tanto per continuare con le frasi popolari, c'è il detto che recita "alzarsi col piede giusto", quando ci si sente di buonumore fin dalla mattina e le premesse per il nuovo giorno sono buone.

lunedì 3 giugno 2013

Ascoltare

di fra Filippo Caioni



Ascoltare, voce del verbo “obbedire”. Lo so, la parola obbedire non piace, a dire il vero è un po’ passata di moda. Oggi siamo nell’epoca dell’uomo che non deve chiedere mai, quello che basta a se stesso. Concetti come quello di obbedienza fanno sicuramente storcere il naso. Eppure il verbo ascoltare, nella Sacra Scrittura, ha sempre questa valenza, cioè quello di un ascolto che diventa operativo, che si incarna in scelte concrete, che diventa obbedienza, insomma.

mercoledì 15 maggio 2013

Servire: voce del verbo morire, per amare e gioire!

di fra Samuele Casali



Servire è anzitutto offrire: offrire ciò che si ha, e prima ancora ciò che si è! «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). Offro la mia VITA, perché ciò che si avverte aver ricevuto, non si può non condividere. Allora il servizio è condivisione! «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Condivido quando mi accorgo che ogni bene mi è donato, e l’unico guadagno è ridonarlo, e poter così gioire.

giovedì 2 maggio 2013

LasciaMi parlare!

Emanuela Mori



Per inclinazione e per formazione mi sono spesso interessata al linguaggio; perciò mi ha colpita l'ultima lezione universitaria sulle funzioni del linguaggio, e quindi su alcuni aspetti della Rivelazione, poiché Gesù è Parola di Dio fatta carne. Il linguaggio ha una funzione informativa, per cui si trasmettono dei contenuti, delle verità; una funzione relazionale, per cui il Verbo di Dio si fa prossimo e cerca la nostra amicizia; una funzione espressiva, per cui Egli manifesta la propria interiorità, rende esterno il proprio cuore. Gesù è il Rivelatore che esprime il cuore di Dio, è la Sua poesia anche quando sta in silenzio. Vediamo come la Parola di Dio rivela il cuore dell'Eterno attraverso il verbo lasciare.

lunedì 22 aprile 2013

Generare

di Agnese Galatolo


È nella natura della ragione umana interrogarsi su questioni che vanno oltre la condizione umana. Una domanda filosofica ed esistenziale che ci accompagna nel corso della nostra vita sin da quando siamo bambini è: «da dove siamo venuti?»
La fatidica domanda a cui tutti i genitori si preparano per non essere colti alla sprovvista dalla prorompente curiosità del loro bambino. Le varie versioni date finora (la cicogna, il cavolo, il raggio di sole che colpisce la pancia della mamma, ecc.) non mancano certo di originalità, ma crescendo il bambino le troverà poco credibili e tornerà a porsi e a porre la stessa domanda.

mercoledì 3 aprile 2013

Diventare

di Sara Rovaris 



Il verbo “diventare” è sinonimo di “divenire”, che deriva dal latino “de-vĕnire”, composto da “de” (preposizione che indica moto dall'alto) e “venire”. Propriamente si potrebbe tradurre con “venir giù, scendere, arrivare ad un luogo”. Viene solitamente inteso come movimento, mutamento, come uno scorrere senza fine della realtà. È il famoso “fieri” dei latini, che implica un cambiamento delle circostanze, un morire e un nascere perenne delle situazioni. In filosofia sta ad indicare una trasformazione non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

giovedì 28 marzo 2013

Credere

di fra Vittore Fiorini



Quando penso al verbo credere, si fa presente al mio spirito una scena che ho visto tante volte, specie nel continente africano: un non vedente preso per mano e guidato da un giovane che l’accompagna. Egli è a suo servizio, non lo lascia un momento. Il non vedente si fida totalmente, la sua vita dipende dalla sua guida, vede con gli occhi del suo accompagnatore, dipende da quanto gli comunica.

sabato 9 marzo 2013

Preparare

di fra Francesco Mengoni

“Sono quasi pronta, sto arrivando!” quante volte una ragazza avrà gridato questa frase al proprio fidanzato appena arrivato sotto sua? Inutile dire che il ragazzo dovrà aspettare ancora molto… Questo perché nella vita non si è mai pronti, e il motto “io sono nato pronto”, a mio avviso, lo si trova sulla bocca di qualche spaccone!

giovedì 28 febbraio 2013

Cercare: voce del verbo vivere

di fra Giuseppe Giovannini

«Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» 

(Sal. 36



Cercare è movimento che nasce da un miscuglio – secondo quantità e modalità variabili – di molteplici ingredienti: cuore, mente, mani, piedi, luccichii, passioni, sguardi, persone, perdite, pagine, strade… Questo impasto, attesa in alcuni casi la lievitazione della programmazione, è messo a cottura nella vita quotidiana, nella quale ognuno si rende conto che l’esistenza stessa è un cercare in continuazione.

giovedì 14 febbraio 2013

Il Verbo dei verbi

di fra Sergio Lorenzini


Non c’è frase senza verbo. Semplicemente non funziona. Senza verbo tutto rimane statico, immobile, imbalsamato, un’ingessatura della realtà, una sottrazione di vita, un congelamento del mondo, quasi un risucchiare sangue dalle vene dell’esistenza. Al contrario, il verbo porta con sé il calore del movimento, l’afflusso di vita, la dinamica dell’azione, l’espressione della propria intenzione, la manifestazione dell’interiorità, l’esternazione del proprio modo di vivere, la concretezza della scelta, la responsabilità di chi si decide di essere in questo mondo.