Il mio primo Cingoli. Che dire? Settimana
fantastica, con gente fantastica. Vissuta nello Spirito Santo che ci ha donato
tanta felicità e la voglia di pregare insieme. Le
cose che mi sono piaciute più di tutte sono state le catechesi di Don Emilio,
le sue canzoni e le risate di tutti i fratelli e le sorelle insieme a noi.Come
già detto, ero partita da casa che qualcuno mi aveva detto: "Vedrai,
qualcuno ti dirà la frase: CINGOLI TE FREGA". La frase non
l'ho mai sentita, ma è proprio vero che quest'esperienza ti cambia il modo di
vedere, di pensare e di stare con il Signore. Proporrò volentieri questa
frase ai cosiddetti nuovi di anno prossimo. Grazie a tutti! (Aurora)
sabato 22 agosto 2015
Risonanze dagli Esercizi spirituali - Cingoli 2015
sabato 8 agosto 2015
Oltre l'incarnazione
di fra Damiano Angelucci
Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 41-51) - XIX Domenica del Tempo Ordinario
Intanto
i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal
cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di
lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal
cielo?».
Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a
me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno
ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a
me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio
ha visto il Padre. In
verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna
nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo,
perché chi ne mangia non muoia. Io
sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se
uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne
per la vita del mondo».
COMMENTO
Se
anche il Signore Dio si fosse fatto uomo senza null’altro fare,
semplicemente morendo di vecchiaia
probabilmente ciò sarebbe bastato per la nostra salvezza. E se in aggiunta a
questo il Signore Gesù avesse dato la vita per noi in croce senza null’altro
fare, questo sarebbe bastato per la nostra salvezza.
sabato 1 agosto 2015
L'alimento della nostra esistenza
di fra Damiano Angelucci
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35 ) - XVIII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, quando la folla vide
che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si
diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal
mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché
avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la
vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio,
ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha
mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
COMMENTO
Nell’incontro con la donna samaritana, raccontato da
Giovanni appena due capitoli prima, Gesù aveva detto: “Mio cibo è fare la
volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” ( Gv 4,34 ). In
effetti veramente Gesù vive della volontà del Padre che lo ha mandato, e inviato
nel mondo a compiere la grande opera della salvezza umana. Proprio questo è il
suo “cibo” quotidiano: vivere totalmente rivolto verso il Padre , poiché è
“uscito” dal Padre e al Padre “va”, sapendo che il Padre “gli ha dato in mano
ogni cosa”, nello specifico il destino dell’umanità.
sabato 25 luglio 2015
Non sempre tutto viene solo dal cielo
di fra Damiano Angelucci
Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 1- 15 )- XVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare
di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i
segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con
i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse
a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per
compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti
neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è
qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per
tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo.
Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano
seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi
avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici
canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano
mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è
davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano
a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
COMMENTO
Era ai tempi del grande esodo, l’Esodo con la
maiuscola, che come pane dal cielo la manna veniva donata agli israeliti
durante il cammino in fuga dall’Egitto,
direzione Palestina - terra promessa. Il loro mormorio lamentoso e nostalgico
del pane mangiato pur nella schiavitù trovò una risposta immediata e sorprendente
perché potessero vedere “… la Gloria del Signore “.
domenica 12 luglio 2015
Un'autorità senza compromessi
di fra Damiano Angelucci
Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13 ) - XV Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese
a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro
di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca,
né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete
partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero,
andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per
loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti
demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
COMMENTO
L’evangelista Marco è particolarmente affascinato
dalla potenza di Gesù sul male e sugli spiriti impuri e non manca di raccontare
dettagli e particolari di come Egli interviene potentemente anche su tutti gli
elementi del creato: Gesù seda le tempeste, placa i venti, guarisce i malati,
risuscita una ragazzina morta (come abbiamo ascoltato due domeniche or sono).
sabato 4 luglio 2015
di fra Damiano Angelucci
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6 ) - XIV Domenica del Tempo ordinario
Poi
partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. Venuto
il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e
dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è
data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? Non è
questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di
Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano
a causa di lui.
Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
COMMENTO
Tutto bene fino
all’ultima domanda. Era lecito per “i molti” chiedersi l’origine della sapienza
di Gesù e del suo potere di operare miracoli. Giusto anche accertarsi della sua
identità, se si trattasse proprio di quel Gesù che avevano conosciuto e visto
crescere nel loro paesello di Nazareth. Ma perché scandalizzarsi di lui? Ecco,
qui nasce e incomincia la rottura con la possibilità di incontrare il mistero
del Dio fatto uomo, di Dio che sceglie di salvare l’uomo tramite l’uomo.
Scandalizzarsi di Gesù significa escludere a priori la possibilità che in
quell’uomo ci possa essere qualcosa di più, un di più che apre a qualcosa o a Qualcuno
d’altro; significa che la mia idea iniziale, il mio pre-giudizio, prevale sulla
realtà quale mi si presenta in tutte le sue possibilità, e finisce per essere
un vero e proprio sasso di inciampo, uno scandalo, un impedimento alle
imprevedibili strade con cui la misericordia di Dio ci può raggiungere.
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