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sabato 17 dicembre 2016

La sapienza dell'umile Giuseppe

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24) - IV domenica di Avvento
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

domenica 21 febbraio 2016

L'umano che s'illumina d'immenso

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca 9, 28-36 - II Domenica di quaresima
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. 
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


COMMENTO
La voce non viene semplicemente dal cielo; la voce proviene da quella nube che avvolge Gesù, perché l’evento della Trasfigurazione è ritagliato sulle persone dei tre apostoli Pietro Giovanni e Giacomo che sono chiamati a fare un’esperienza straordinaria della persona del loro maestro e a capire che tutto si giocherà e tutto passerà attraverso quell’uomo, il loro maestro. Il cambiamento dell’aspetto del suo volto, l’apparizione di  Mosé e Elia, rappresentanti della legge e delle profezie dell’Antico testamento, la voce che viene percepita all’interno della nube offrono una testimonianza inequivocabile sulla missione e sulla densità di importanza della persona di Gesù.

venerdì 4 settembre 2015

C'è chi fa le pentole e anche i coperchi

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (7, 31-37 ) - XXIII Domenica del Tempo Ordinario
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


COMMENTO
Il legame tra le due disabilità fisiche si ripresenta quasi sempre anche sul piano della vita spirituale, forse con ancor meno eccezioni. Se i non udenti sono per lo più incapaci di articolare normalmente i suoni e diventano muti, così nella vita di Grazia chi è sordo, cioè chi non è ben disposto all’ascolto e rimane chiuso nelle sue pre-comprensioni e pregiudizi,  rimane parimenti incapace di pronunciare parole di saggezza e di verità.

sabato 4 luglio 2015

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6 ) - XIV Domenica del Tempo ordinario
Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui.
Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

COMMENTO
Tutto bene fino all’ultima domanda. Era lecito per “i molti” chiedersi l’origine della sapienza di Gesù e del suo potere di operare miracoli. Giusto anche accertarsi della sua identità, se si trattasse proprio di quel Gesù che avevano conosciuto e visto crescere nel loro paesello di Nazareth. Ma perché scandalizzarsi di lui? Ecco, qui nasce e incomincia la rottura con la possibilità di incontrare il mistero del Dio fatto uomo, di Dio che sceglie di salvare l’uomo tramite l’uomo. Scandalizzarsi di Gesù significa escludere a priori la possibilità che in quell’uomo ci possa essere qualcosa di più, un di più che apre a qualcosa o a Qualcuno d’altro; significa che la mia idea iniziale, il mio pre-giudizio, prevale sulla realtà quale mi si presenta in tutte le sue possibilità, e finisce per essere un vero e proprio sasso di inciampo, uno scandalo, un impedimento alle imprevedibili strade con cui la misericordia di Dio ci può raggiungere.

mercoledì 4 marzo 2015

di fra Giuseppe Bartolozzi


“Se tu squarciassi i cieli e scendessi”(Is 63,19). Quest’invocazione del profeta Isaia è l’invocazione del popolo di Israele ma è anche l’invocazione di ogni uomo: il desiderio di toccare Dio, avere con lui un contatto sensibile. Ora questo desiderio si è realizzato nel mistero di Gesù Cristo, il Figlio eterno del Dio vivente fatto realmente uomo. 
di fra Giuseppe Bartolozzi


La preghiera cristiana autentica è l’incontro, cioè relazione, con il Dio vivente: pregando noi non entriamo in contatto con un’idea, con un pensiero, ma con l’essere stesso di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Se scorriamo l’Antico testamento noi vediamo che Dio, innanzitutto, è colui che parla all’uomo, che si manifesta all’uomo con la sua parola.

sabato 28 febbraio 2015

Momenti di gloria

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10) - II Domenica di Quaresima
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


COMMENTO
Nel Vangelo di Domenica scorsa abbiamo ascoltato la narrazione della lotta di Gesù nel deserto contro Satana e le sue tentazioni, solo un anticipo della lotta frontale che avverrà quando egli suderà sangue nell’orto del Getsemani e poi sulla cima del Calvario, pur nella tentazione di sentirsi abbandonato, dirà “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. 

martedì 13 gennaio 2015

Risonanze dal Ritiro di Natale 2015


Non essendo per me la prima esperienza di ritiro non mi ero fatta alla partenza grandi aspettative ma come sempre siete stati capaci di stupirmi ! Alla partenza ero molto curiosa su come sarebbe stato sviluppato l'argomento e devo dire che Fra Giuseppe è stato molto bravo ed efficace perchè ha fatto si che certi concetti ti rimanessero ben impressi. Come ogni ritiro è servito anche a vivere dei preziosi momenti di fraternitá che non sono rappresentati solo dalla serata nella quale siamo stati tutti insieme ma anche dalle ore dei pasti e dal tempo in cui si stava insieme in camera o nel salone che aiutano a crescere, a creare nuovi rapporti tra di noi e a conoscerci meglio.
Mi è però dispiaciuto averlo vissuto un po' passivamente a causa della febbre e quindi anche l'attenzione durante le carechesi rischiava di scarseggiare .... Spero solo di non aver perso tanto di quanto detto da Fra Giuseppe. Anche l'esperienza dell'adorazione è stata molto bella, profonda ed efficace perchè mi ha prrmesso di vivere dei momenti in cui anche se ero con tanta altra gente mi sentivo sola con il Signore. Vorrei fare un grande ringraziamento a Fra Andrea e Fra Sergio che ogni volta si impegnano per farci vivere al meglio l'esperienza del ritiro ma anche a quanti hanno vissuto questa eaperienza con me. Grazie a tutti .... Alla prossima! (Giulia)

lunedì 1 dicembre 2014

Tutto è pieno di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Il cristiano è adoratore di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Questo mistero insondabile è a fondamento della nostra fede proprio perché ciascuno di noi è stato battezzato nel nome di Dio-Trinità. Dopo la sua risurrezione Gesù dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28, 18-19). E' importante sottolineare che qui l’espressione: nel nome di, vuol dire che si instaura una relazione personale del battezzato col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

lunedì 3 novembre 2014

Il mistero di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Andrej Rublev è il sommo iconografo russo e – per molti – il più grande tra quelli di cui ci sono rimaste opere. Della sua vita si sa poco: nacque a Mosca intorno al 1360-70 e fu allievo e poi assistente di Teofane il Greco, altro grande autore di immagini sacre. Diventò monaco del Monastero Andronikov di Mosca dove trascorse la maggior parte della sua vita e vi morì nel 1430 circa. Rublev fu canonizzato nel 1988 in occasione del Millennio del Battesimo della Russia, ma la sua fama di Santità aveva già attraversato i secoli insieme con le sue celebri opere.

sabato 26 luglio 2014

O tutto o niente

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44- 52) - XVII° domenica del tempo ordinario
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


COMMENTO
Dopo aver ascoltato in queste ultime tre domeniche ben sette parabole sul regno dei cieli, chiunque avrebbe voglia di tentare una definizione sintetica e facile per comprendere il regno dei cieli. Il tentativo risulterebbe però ben difficile, se Gesù stesso ha preferito fare dei giri larghi (la parabola è difatti una linea curva) invece di andare per affermazioni in linea retta.

mercoledì 7 maggio 2014

Pregare è fare di sé un dono d'amore

di fra Giuseppe Bartolozzi


La preghiera del cristiano nella sua dimensione più profonda è aderire a Cristo e al suo Spirito che abita in noi, aderire ai diversi aspetti che componevano la preghiera del Figlio di Dio fatto uomo: adorazione, lode, azione di grazie, offerta, intercessione. Consideriamo, innanzitutto, ciò che è riservato esclusivamente a Dio, l’adorazione: “Adorerai il Signore Dio tuo e a Lui solo renderai culto”. Questo precetto fu nei secoli la regola fondamentale della vita privata e pubblica del popolo ebraico e questo precetto trova il suo compimento in Cristo quando dice: “Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”(Gv 4, 23). 

mercoledì 23 aprile 2014

La preghiera di Cristo e la nostra preghiera (2)

di fra Giuseppe Bartolozzi


Dice Gesù: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”(Gv 4, 35). Possiamo supporre che la preghiera notturna di Gesù, fatta in solitudine, di cui ci parla il vangelo (cf. Mc 1, 35) sia stata animata da una parte dal desiderio di custodire l’intimità col Padre [“io sono nel Padre e il Padre è in me”(Gv 14, 11)], dall’altra di realizzare la volontà del Padre, cioè la manifestazione del Regno di Dio, e di intercedere perché questo si compisse. Anche nella sua preghiera terrena Gesù è stato il grande intercessore presso il Padre per la salvezza del mondo, come ci suggerisce questo passo del vangelo: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede”(Lc 22, 31-32).

mercoledì 9 aprile 2014

La preghiera di Gesù e la nostra preghiera.

di fra Giuseppe Bartolozzi


“Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli a pregare». Ed egli disse loro: «Quando pregate dite: Padre …» (Lc 11, 1-2). Soffermiamoci su questa prima espressione della preghiera che Gesù ha donato ad ogni suo discepolo. Noi sappiamo che Gesù nella sua preghiera si rivolgeva al Padre chiamandolo, nella sua lingua aramaica, Abbà, come ci testimonia l’evangelista s. Marco a proposito della preghiera di Gesù nel Getsemani: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”(14, 36). 

mercoledì 26 marzo 2014

La Parola di Gesù e la nostra preghiera.

di fra Giuseppe Bartolozzi


Nell’ultimo incontro abbiamo considerato l’umanità di Gesù come la via indispensabile per incontrare il Dio vivente poiché Gesù è il Rivelatore del Padre: “Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre: mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico non le dico da me, ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me”(Gv 14, 8-11). Richiamando l’episodio evangelico che abbiamo proposto all’inizio della scuola di preghiera, cioè quello che in cui vediamo Maria seduta ai piedi di Gesù la quale rivolge esclusivamente a lui la sua attenzione (cf. Lc 10, 38-42), vogliamo insistere sul fatto che il silenzio, condizione indispensabile per la nostra preghiera, non significa semplicemente tacere e far tacere tutto ciò che ci distrae fuori di noi e dentro di noi: significa, soprattutto, ascoltare la Parola di Gesù la quale è “Parola di Vita”(Fil 2, 16), “Parola di salvezza”(At 13, 26); “accoglierla”(Mc 4, 20), “custodirla”(Lc, 8, 15; Gv 8, 51; 14, 23; 15, 20).

giovedì 20 marzo 2014

Risonanze dal Ritiro di Quaresima


Ricorda i momenti forti perché ti aiuteranno nei momenti difficili. Sicuramente questo ritiro è stato un momento veramente forte che non scorderò facilmente, ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata quando a Loreto abbiamo fatto l‘adorazione alla croce,quando ci siamo chinati davanti alla croce e abbiamo contemplato la bellezza di Gesù in quell’istante ho sentito vicinissima la presenza di Dio. (Chiara Coppari)

mercoledì 12 marzo 2014

Amore e preghiera (2)

di fra Giuseppe Bartolozzi


Lo sguardo interiore al cuore del Salvatore trafitto per amore nostro (“dalle sue piaghe siete stati guariti” 1 Pt 2, 25) può essere sempre il punto di partenza della preghiera per aprire il nostro cuore all’amore di Dio. “L’orazione è, fondamentalmente, stare alla presenza di Dio per lasciare che lui ci ami. La risposta d’amore viene in seguito, sia durante sia al di fuori dell’orazione. … Da questo primato dell’amore consegue pure che la nostra attività nella preghiera deve essere guidata dal seguente principio: quello che noi dobbiamo fare è ciò che favorisce e fortifica l’amore.

mercoledì 26 febbraio 2014

Amore e preghiera

di fra Giuseppe Bartolozzi


Ultimamente abbiamo considerato nella preghiera l’umiltà a motivo soprattutto del fatto che siamo peccatori bisognosi dell’amore di Cristo che ci purifica e ci trasforma. “Pensa allo sguardo di Cristo su Pietro che lo ha appena rinnegato … Credi che fu uno sguardo di rimprovero o di collera? Ben più terribile, fu uno sguardo d’amore, d’amore più intenso, che esprimeva una tenerezza più premurosa, più bruciante, più avvolgente che mai. Pietro non può resistergli; il suo cuore si spezza, lasciando sgorgare delle lacrime insieme dolci e amare. Nello stesso tempo sotto l’azione congiunta dello sguardo di Cristo e dello Spirito di Cristo al lavoro in lui, un amore nuovo s’impadronisce di tutto il suo essere. E così pochi giorni dopo il suo rinnegamento osa, senza esitare, affermare a Cristo: Tu sai bene che ti amo”(Caffarel). 

La testimonianza di s. Pietro è particolarmente significativa per farci comprendere che, oltre alla necessità di un’autentica umiltà del cuore insegnataci da Gesù con la parabola del pubblicano al tempio, c’è bisogno dell’amore, c’è bisogno che diciamo a Gesù: Tu sai che io ti amo. È significativo, ancora, anche l’episodio evangelico della donna peccatrice che saputo che Gesù si trovava nella casa di Simone il fariseo “venne con un vasetto di olio profumato e stando dietro presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato”; le parole di Gesù: “le sono perdonati i suoi molti peccati poiché ha molto amato”(Lc 7, 38. 47), manifestano il primato dell’amore.

mercoledì 12 febbraio 2014

Umiltà e preghiera (3)

di fra Giuseppe Bartolozzi


Ci siamo soffermati nell’ultimo incontro su quella necessaria umiltà nella preghiera che scaturisce dalla consapevolezza del nostro peccato ed abbiamo visto che il figlio perduto della parabola evangelica ritrova la sua dignità quando ritorna alla casa del padre e viene rivestito dalla misericordia del padre: "l’orazione è questo: il luogo dell’incontro tra il Padre e il figlio, l’abbraccio tra la misericordia e la miseria"Nel vangelo troviamo un altro testo significativo in cui Gesù in maniera diversa insiste su quest’aspetto: la parabola del pubblicano e del fariseo: “Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano essere giusti e disprezzavano gli altri: due uomini salirono al tempio a pregare, uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: quest’ultimo tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”(Lc 18, 9-14). 

Il riferimento alla preghiera del pubblicano, insieme a quanto troviamo in un altro passo evangelico dove il cieco Bartimeo, grida per poter riavere la vista: “Gesù , abbi pietà di me!”(Mc 10, 46-52), ha dato origine a quella invocazione che si è sviluppata soprattutto fra i monaci dell’Oriente cristiano, nella quale in maniera semplice ed efficace si invoca il Nome di Gesù: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”. “Mediante questa preghiera il cuore entra in sintonia con la miseria degli uomini e con la misericordia del Salvatore. L’invocazione del santo Nome di Gesù è la via più semplice della preghiera continua. Ripetuta spesso da un cuore umilmente attento, non si disperde in fiumi di parole, ma custodisce la Parola e produce frutto con perseveranza. Essa è possibile «in ogni tempo», giacché non è un’occupazione accanto ad un'altra, ma l’unica occupazione, quella di amare Dio, che anima e trasfigura ogni azione in Cristo Gesù”(Catechismo Chiesa cattolica, nn°2667-68).

mercoledì 29 gennaio 2014

Umiltà e preghiera (2° parte)

di fra Giuseppe Bartolozzi


Gesù ha affermato: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”(Mt 18, 3). Gesù, il quale conosce il cuore dell’uomo, sa che il più grande ostacolo per entrare nel regno di Dio, cioè avere un’autentica comunione con Dio, è l’orgoglio, la presunzione di essere qualcosa da parte dell’uomo. Nell’ultimo incontro, e vogliamo insistere su questo, abbiamo sottolineato che mettersi davanti a Dio nella preghiera richiede da noi, innanzitutto, il riconoscimento della nostra radicale povertà: dipendiamo in tutto e per tutto da Dio e per questo è necessario “diventare come i bambini” davanti a lui.