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mercoledì 10 gennaio 2018

Il dono immenso della vita

di fra Sergio Lorenzini




Siamo da poco tornati dall'ultimo Ritiro di Natale, il consueto appuntamento spirituale che ogni anno offriamo ai giovani per vivere un tempo intenso di ascolto, di incontro, di preghiera e di accoglienza di una parola nuova sulla loro vita; parola che quest'anno ci è giunta tramite quanto ci ha comunicato fra Damiano nel suo primo incontro e le preziose testimonianze di vita che abbiamo ricevuto, suor Maria Pia Barboni, Francesco e Nicoletta, Laura e Luigi. 

"Il dono immenso della vita" era il titolo di questo ritiro e da ogni testimonianza è vibrata la luminosa verità di questa affermazione: la bellezza e le dignità della vita in ogni sua fase, dal concepimento all'ultimo respiro, passando per l'accoglienza della fragilità umana in tutte le sue forme. La vita ha un valore intrinseco non condizionato da fattori esterni, una dignità che le appartiene per se stessa senza bisogno di aggiunte: non ne siamo i padroni ma i custodi, e quando diveniamo capaci di amarla e accoglierla, quel dolore e quella fragilità da problemi diventano opportunità, luoghi fertili di vita nuova. 

Al termine di questa esperienza non rimane che chiedere al Signore di aiutarci a custodire nel cuore quanto abbiamo ricevuto per farlo diventare carne nella nostra vita quotidiana, dono per noi e per tutti. Nel link sottostante condividiamo con voi le più belle foto di questo ritiro.


venerdì 24 novembre 2017

Là dove inizia il regno di Cristo

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46) - Cristo Re dell'universo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

COMMENTO
Un’antica leggenda della Chiesa cristiana narra che alcuni barbari, giunti alla sede del Vescovo di Roma, imposero al diacono Lorenzo di mostrargli il tesoro della Chiesa. Il diacono Lorenzo accompagnò quelli in un luogo dove erano in attesa di essere accuditi una notevole quantità di poveri e disse: “i poveri: questo è il tesoro della Chiesa!”.

sabato 29 luglio 2017

Chi cerca trova ( anche quando non cerca )

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52 ) - XVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

COMMENTO
Non vorrei sminuire le parabole di Gesù ad un semplice proverbio di ordinaria tradizione popolare, quasi che la sapienza del Signore non aggiungesse nulla a quella dell’uomo. Mi sembra invece che le sfumature delle parabole di Gesù, nella loro leggera diversità, comunicano una straordinaria profondità. Il commerciante di perle va alla ricerca di qualcosa di prezioso; egli gioca al rilancio; si tratta di un uomo che commerciando e vivendo di esso è capace di intuire che una perla potrebbe fruttare molto di più del suo valore attuale. E così via, di acquisto in acquisto fino ad arrivare al termine della sua corsa, alla perla più preziosa, quella che soddisfa il suo appetito di bellezza. Potrà essere sicuro che non vi siano perle ancora più preziose? In principio no. Ma quella bellezza appaga il suo desiderio e tanto gli basta. 

domenica 29 gennaio 2017

Crescere fino a diventare piccoli

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12) - IV Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

sabato 17 dicembre 2016

La sapienza dell'umile Giuseppe

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24) - IV domenica di Avvento
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

sabato 17 ottobre 2015

Siate egoisti… fatevi servi di tutti!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45 ) - XXIX domenica del tempo ordinario
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


COMMENTO
Recentemente la più grande mensa dei poveri della città di Milano gestita dai frati cappuccini, ha lanciato questo simpatico slogan: “siate egoisti, fate del bene!” . In questa frase è racchiusa effettivamente la paradossalità del messaggio evangelico, dello stile di vita che Cristo assume e che propone ai suoi discepoli. 

martedì 19 maggio 2015

Siamo nati e non moriremo più

di Paride Petrocchi


Ero a Fossombrone, zaino in spalla, quando Michela, dolce sorella di cammino, mi ha messo questo piccolo libro tra le mani. Avevo già sentito la storia della famiglia Corbello e l'avevo catalogata come troppo "piena di Grazia" per essere vera.Così, mentre con le labbra promettevo a Michela che l'avrei letto, in cuor mio avevo già collocato quel libro nel dimenticatoio. Nel viaggio di ritorno, però, complice la noia e la forzata attesa, ho iniziato a sfogliarlo e pagina dopo pagina i Corbello mi hanno attirato nel loro mondo e rimesso al mondo, o meglio mi hanno scaraventato con la loro vita nella vita di Cristo.

La storia dei Corbello è eccezionale nella sua semplicità. Una coppia di sposi che decide di compiere gli infiniti piccoli passi possibili della vita avendo un'unica certezza: che Dio li ascolta, li ama e che vuole il loro bene. Questa certezza li fa tenere lo sguardo fermo su Cristo, nonostante il mare della vita sia continuamente in tempesta. Una vita che tanti definirebbero senza pace ma che, invece, dona pace, una pace avvolgente che solo Lui può dare e che ci fa gustare la bellezza di una vita di fede, sopratutto lì dove tutte le logiche umane si devono arrendere. Un libro consigliato a chi vuole vivere il presente come esperienza di Grazia. 

sabato 31 gennaio 2015

Silenzio... parla il Santo!

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco (1, 21-28) - IV Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.  Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.  Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».  La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

COMMENTO
Da una parte gli scribi, i difensori della tradizione della legge ebraica, dall’altra Gesù di Nazaret. I primi, accreditati presso il popolo di Israele come i più autorevoli interpreti della legge trasmessa da Mosé; il secondo, un uomo qualunque che ancora, a quanto ci racconta l’evangelista, non ha fatto nulla di eccezionale ma suscita stupore per la sua dottrina nuova insegnata con autorità, e “non come gli scribi”. 

sabato 29 novembre 2014

Beati gli insonni

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (13, 33-37) - I Domenica di Avvento
State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

COMMENTO
Non si sa più se la percepiamo o no come una bella notizia, ma in ogni caso il Signore un giorno tornerà. Non si può fare il conto alla rovescia  ma l’oggetto dell’attesa è certo, più certo di ogni altro avvenimento della storia. Non ci resta che vegliare.

sabato 25 ottobre 2014

Prendi due, uno paga

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (22, 34-40) - XXX Domenica del Tempo Ordinario
Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

COMMENTO
Il dottore della legge domanda un comandamento, il comandamento più importante, quello che veramente fonda tutti gli altri. Gesù ne da due, e non può fare a meno di rispondere così  proponendo due comandamenti che si rassomigliano a tal punto da essere una cosa sola. San Giovanni nella sua prima lettera ce lo fa capire altrettanto chiaramente: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore ….  Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi". (1Gv 4, 7- 12)

sabato 26 luglio 2014

O tutto o niente

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44- 52) - XVII° domenica del tempo ordinario
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


COMMENTO
Dopo aver ascoltato in queste ultime tre domeniche ben sette parabole sul regno dei cieli, chiunque avrebbe voglia di tentare una definizione sintetica e facile per comprendere il regno dei cieli. Il tentativo risulterebbe però ben difficile, se Gesù stesso ha preferito fare dei giri larghi (la parabola è difatti una linea curva) invece di andare per affermazioni in linea retta.

lunedì 21 luglio 2014

Un grano geneticamente modificato

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43) - XVI° domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ri! ponètelo nel mio granaio”»...

COMMENTO
Ancora un’immagine tratta dal mondo agricolo e ancora un particolare molto anomalo per attirare l’attenzione del lettore. Faccio riferimento alla prima delle tre parabole, quella della zizzania: sembra veramente imprudente lasciare un campo seminato a se stesso, senza neppure zapparlo, tenuto conto che al tempo di Gesù non esistevano i diserbanti. 

sabato 5 luglio 2014

Tu sei umiltà

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30) - XIV° domenica del tempo ordinario
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

COMMENTO
Gesù prega ad alta voce e rivolgendosi al Padre lo benedice per la sua gratuita predilezione per i piccoli della terra a discapito dei sapienti e degli intelligenti ai quali i misteri di Dio resteranno nascosti. Sembrerebbe quasi che i discepoli di Cristo dovranno essere necessariamente una massa di testoni, di poco o nullo spessore intellettuale, insomma gente sempliciotta.

sabato 21 giugno 2014

Ciò che sazia la fame più vera

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 51-58 ) - Solennità del Corpus Domini
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo ». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

COMMENTO
“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. L’uomo che più di ogni altro ha fatto qualcosa per l’umanità resta di gran lunga Gesù di Nazareth. L’affermazione potrà sembrare perentoria e fideistica, forse perché non fondata su dati oggettivi e inequivocabili. Qualcuno infatti potrebbe non credere che Cristo è risorto, che la sua morte di croce ha ridato la Speranza vera al mondo: la vita dopo la morte. Tuttavia, già solo osservando “la città dell’uomo” si nota che laddove è arrivato il nome di Cristo ci sono e ci sono stati segni permanenti di emancipazione e di promozione sociale, certamente insieme a tanti fatti contraddittori e equivoci, ma che non hanno impedito nel lungo termine oggettivi e benefici effetti.

sabato 14 giugno 2014

Amare da morire

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18) - Festa della Santissima Trinità
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

COMMENTO
Se qualcuno chiedesse quale mondo Dio ha amato, dovremmo rispondere senza esitazione: questo, il nostro, proprio quello che stiamo calpestando e dove stiamo respirando. Fino a che punto lo ha amato? Fino a dare la vita del suo unico Figlio. Dio ha amato questo mondo, l’opera delle sue stesse mani, quella creazione e quella natura umana così perfette appena uscite dalle sue mani, e così deturpate dopo che l’uomo ha girato le spalle al suo Creatore, pensando di potersi appropriare della conoscenza del bene e del male.

sabato 10 maggio 2014

La porta della gioia

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10) - IV° Domenica di Pasqua
«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro. Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

COMMENTO
Noi conosciamo bene la forma che deve avere quell’unica porta che accede al recinto del gregge, la porta con la quale Gesù stesso si identifica: quella della croce. I farisei cercavano gloria l’uno dall’altro, cercavano di fare a tutti i costi proseliti (e Gesù dice che poi trovatone uno, erano capaci di renderlo pure peggio di loro) ma lo facevano più per affermare il loro prestigio che per la gloria di Dio. 

sabato 5 aprile 2014

Andiamo anche noi a morire con lui!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45) - V° Domenica di Quaresima
Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato»... 

COMMENTO
Mi colpiscono nel Vangelo della “rianimazione” di Lazzaro proprio le parole di Tommaso, detto il gemello (Didimo): “andiamo anche noi a morire con lui!”. Nel Vangelo di Giovanni spesso i dialoghi sono intessuti di equivoci che svelano gradualmente il vero senso.

sabato 22 febbraio 2014

La vetta (del discorso) della montagna

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48 ) - VII Settimana del Tempo Ordinario
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste

COMMENTO
Non sarà un caso se il Signore ci ha detto di chiedere al Padre "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Non sarà un caso, visto che il perdono è qualcosa di divino; solo una forza sovrumana sembra rendere possibile di amare il nemico, colui che ci vuole del male. Come può Gesù essere così esigente? Come può chiederci qualcosa di così tanto nobile, alto, ma anche tanto difficile, come già detto apparentemente al di là delle forze umane? Come può Gesù arrivare a domandarci di essere perfetti  " come il Padre vostro che è nei cieli " ?

C'è un'unica possibilità: che qualcosa di divino prenda il comando delle operazioni nel nostro cuore, che una scintilla dell'AMORE arrivi a toccare la nostra vita. Questo qualcosa di divino è Gesù stesso. Gesù risorto ci ha donato il suoi spirito, ci ha lasciato la sua forza, il suo amore, il suo cuore immacolato, ci ha lasciato tutto di sé. Il suo spirito è la sua presenza stessa che anima la nostra vita, i sentimenti, le passioni, i gesti, le parole. Il frutto dello spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cf Gal 5 ). E' attraverso il suo Spirito, invocato sul pane e il vino, che possiamo avere addirittura il suo corpo e il suo sangue sull'altare.

venerdì 7 febbraio 2014

Non tutto è utile, ma tutto ha un senso

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo( Mt 5, 13-16 ) - V Domenica del Tempo Ordinario
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

COMMENTO
Nei testi di grammatica italiana è scritto che il modo indicativo dei verbi afferma l'azione come reale e di fatto; è il modo della certezza, e mostra che chi parla è sicuro di ciò che dice. Dunque è vero: siamo sale della terra! Non c'è da sforzarsi. Non è una conquista del nostro zelo o della nostra disciplina ascetica. Siamo sale per natura, è il caso di dire: per scelta divina. Gesù stava parlando ai suoi discepoli, non a tutti quelli che lo stavano seguendo."Voi siete il sale della terra!".

Ma il sale può mai perdere il sapore? In natura sembrerebbe di no, ma dalle parole di Gesù sembrerebbe di si. La possibilità c'è: diventare insipidi , insignificanti, dunque perdere tutto. Se il sale non è più salato, lo si potrebbe ancora chiamare così? Il sale è necessario al nostro organismo ma ancor più al nostro gusto, al nostro desiderio di dare sapore a ciò che mangiamo. Nessuno andando a ristorante penserà mai a ordinare del sale , ma darà piuttosto per scontato che esso sia presente là dove deve stare. Diciamo che il sale lo si nota piuttosto quando manca.

martedì 15 ottobre 2013

Fabrice Hadjadi: pregai quella stessa Vergine di cui prima mi ero beffato!



Fabrice Hadjadj, nato a Nanterre nel 1971, è un filosofo e autore drammaturgico francese. Insegna filosofia in un liceo e nel seminario di Toulon. Appartenente a una famiglia ebrea di origine tunisina, è stato educato in maniera «laica» e senza alcun riferimento religioso. Oggi è un apprezzato pensatore, considerato l’astro nascente della filosofia cattolica in Francia e uno degli uomini di cultura più originali d’Europa.

Siamo in un luogo speciale, è la Chiesa di Saint-Séverin e questa chiesa ha giocato un ruolo importante nella mia conversione, diverse cose vi sono accadute.
In questa chiesa sono entrato con un mio amico, in una cappella c’era una statua di una Madonna, Nostra Signora del Buon Soccorso, circondata da ex voto. Questi ex voto riportavano dei ringraziamenti per aver passato un esame o per essere stati guariti da qualche male. Io e il mio amico, con il nostro spirito volterriano, trovavamo tutto ciò ridicolo. Anche se un Dio fosse esistito, trovavamo ridicolo che questo Dio si abbassasse a guardare le piccole cose, i piccoli problemi. Dunque ci siamo beffati di questa Madonna, di questi ex voto e di questa pietà popolare.
Poi, una settimana dopo, mia madre mi chiama e mi dice che mio padre è malato e io sento dalla sua voce che ha molta paura; crede che avrà un infarto, che forse morirà, hanno chiamato i soccorsi. I miei genitori abitavano molto lontano da questo quartiere, dunque presi un taxi per raggiungerli. Prima di prendere il taxi, la prima cosa che mi sono ripromesso di fare fu di venire in questa chiesa e di andare a pregare quella stessa Vergine di cui mi ero beffato...