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mercoledì 29 aprile 2015

Prossimità e indignazione

di Paride Petrocchi


Di fronte ad un evento tanto tragico come la morte di settecento persone in mare, nemmeno il più cinico di noi è potuto rimanere indifferente; ognuno reagendo in maniera diversa: chi con un'ondata di rabbia, chi con profonda tristezza, chi con malcelata contentezza, come se ci fosse qualcosa di cui essere lieti davanti ad un fiore che viene reciso quando ancora deve sbocciare.

venerdì 9 gennaio 2015

2015 Porte chiuse

di Paride Petrocchi



Giacomo era un sarto, tra i migliori del paese dicevano, o almeno così dicevano a me che ero, anzi, che sono, il nipote. Non so, in sincerità, se fosse il più bravo, so solo che portava a termine ciò che iniziava. Ogni tanto, quando passavo i pomeriggi con lui, lo vedevo armeggiare con ago, filo e con un gessetto, mentre era intento ad ‘imbastire’ un vestito. Un lavoro, forse più di un lavoro: un’arte, nella quale lui metteva il massimo della cura, della serietà e perché no, anche della fedeltà. Nel giro di una settimana o poco più, il vestito imbastito veniva completato nei minimi dettagli. Certo non tutti gli abiti gli saranno venuti al primo tentativo e forse su qualcuno di essi ci avrà anche speso qualche nottata, perseverando, errore dopo errore, punto dopo punto, ma senza mai lasciare l’opera a metà.
A pensarci nulla di più facile, a farlo nulla di più difficile.

martedì 9 dicembre 2014

Sappiamo ancora a-(t)tendere?”

di Paride Petrocchi



Siamo in Avvento, il tempo per eccellenza dell’Attesa. In questi giorni nelle case fervono i preparativi, da chi corre nei negozi per completare la lista dei regali, a chi tira fuori dalla soffitta o dal garage l’occorrente per l’albero e per il presepe.

giovedì 15 maggio 2014

Ostaggi del sensazionale

di Paride Petrocchi


Brescia, 24 Aprile 2014, un giovane disabile che abitava in via Giovanni XXIII a Lovere, provincia di Bergamo, muore schiacciato da una croce edificata in onore di Papa Giovanni Paolo II. Appena la notizia giunge sui giornali, eccoci, tutto lì, ad ipotizzare sul perché di questo  tragico evento. Le reazioni, come dice Gramellini: "oscillano tra il nichilista e il dissacratorio". I primi hanno l'ennesima conferma che la vita è assurda e ha un senso dell'ironia brutale; gli altri, invece, ci leggono un segno di Dio, un chiaro messaggio per esprimere la sua contrarietà alla canonizzazione dei due Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ma mentre questi esperti si impelagano nell'ennesima discussione sulla teodicea, qualcuno fissa lo sguardo sulle corde, sulle corde logore, corde che sarebbero dovute essere sostituite e che ad un certo punto si sono spezzate e hanno provocato la caduta della croce sul ragazzo, uccidendolo. Succede spesso così, siamo così ostaggi del sensazionale, che non ci rendiamo conto del resto, un resto che spesso è in penombra ma che contiene la risposta.

giovedì 17 aprile 2014

Parole “naufragate”: Gratis

di Paride Petrocchi


Nel naufragio del nostro vocabolario, una sorte tutta particolare è toccata alla parola “gratis”, lei era salita su questa bella barca denominata “vocabolario” tra le parole più importanti, era, ed è,  l'abbreviazione di Gratis et amore Dei, che letteralmente si può tradurre con per grazia e per amore di Dio. Lo sa bene uno dei protagonisti dei “Promessi Sposi”: Renzo, che dopo il saccheggio dei forni, riesce a trovare, aggiungerei per miracolo, un tozzo di pane e incredulo afferma che lo ha ottenuto per grazia e per amore di Dio.

mercoledì 2 aprile 2014

Insieme ma soli: online o offline?

di Paride Petrocchi


7 ore e mezza, o meglio 450 minuti, o meglio ancora 27000 secondi. Il tempo che, in media, noi passiamo davanti ad uno schermo durante la nostra giornata. La metà del tempo in cui siamo svegli, siamo “online”; l'altra metà della giornata, invece, la passiamo “off line”, utilizzando la terminologia di Bauman. Ognuno di noi è come se conducesse una doppia vita, di cui i confini non sono volutamente netti. Ricordate la “bolla” del capitolo precedente? Noi entriamo ed usciamo da questa bolla senza renderci conto di ciò, con una naturalezza che spaventa. Il punto critico di questa costante e drammatica oscillazione è la mancanza netta di confini tra il mondo “off line” ed “online” e la conseguente confusione tra queste due dimensioni.

mercoledì 19 marzo 2014

Siamo davvero la generazione "invisibile"?

Riflessione di uno "toccato" dalla Bellezza

di Paride Petrocchi


Questo è uno sfogo, lo ammetto e lo premetto. Però è uno sfogo inevitabile, non farlo sarebbe stato un tradimento nei confronti della bellezza di cui sono stato testimone, perché sinceramente "dalla bellezza non so come difendermi".

Tutto è successo poche ore fa, stavo buttando giù l’articolo che avevo programmato: un seguito di Insieme ma soli. Chiudo per un attimo gli occhi, respiro a fondo per raccogliere le idee e la mia memoria mi tradisce, invece di rimanere concentrata sul pezzo, decide di vagare e di fermarsi ai volti, ai sorrisi, ai silenzi dei ragazzi incontrati a Loreto, durante il ritiro di Quaresima. Vedo la loro curiosità, la loro timidezza, i loro gesti, sono i loro gesti ma sono i gesti di tanti altri ragazzi; giovani tanto simili ma, allo stesso tempo, tanto diversi tra loro. Ma il mio stupore è per i loro sorrisi, non sono semplici sorrisi, sono sorrisi felici. Ecco la mia attenzione è tutta concentrata lì: sulla loro felicità.

giovedì 6 marzo 2014

Parole “naufragate”: la sobrietà

di Paride Petrocchi



Fin da quando ero bambino, appena gli ultimi coriandoli del Carnevale terminano la loro danza nell'aria e si posano inesorabilmente a terra, stanchi, mia nonna mi rivolge la sua inesorabile domanda: “Quale fioretto farai per la Quaresima?”

mercoledì 19 febbraio 2014

Insieme ma soli.

di Paride Petrocchi


Tra legami a idrogeno e legami covalenti

«Un trillo, lo schermo che si illumina e l'occhio che cade lì, in maniera quasi automatica.
É una notifica, qualcuno in un' altra dimensione, in un altrove ci ha rivolto la sua attenzione.
Ed ecco che d'improvviso, in naturalezza alienante, prendiamo lo smartphone e diventiamo all'istante ciechi e sordi al mondo che prima ci ha circondati, siamo dentro una bolla.
Appena due istanti prima stavamo discutendo con degli amici ad un tavolo di un bar, discutevamo del più e del meno come si fa tra amici e poi quel trillo, la bolla, come me anche il mio amico prende il suo smartphone e si aliena, e così ad effetto domino, siamo tutti altrove.
Eccoci: insieme ma soli». 

Così si intitola il saggio di Sherry Turkle che indaga questo paradosso tutto contemporaneo di una tecnologia che ci rende allo stesso tempo incredibilmente vicini ma straordinariamente soli. Possiamo allo stesso momento twittare con un nostro "amico" sudafricano, ma non riusciamo più a discutere con una persona senza essere continuamente interrotti da questo altrove che ormai allunga le radici fin dentro la nostra più intima realtà. Un esempio di ciò è l'abitudine, così innocente ma così pericolosa, di controllare lo smartphone appena svegli oppure appena prima di chiudere gli occhi la sera.

Soffriamo di una sorta di ipertrofia da contatto, abbiamo troppi input, talmente tanti che non riusciamo a metabolizzarli, abbiamo l' idea di essere popolari, ma di una popolarità che si nutre di click, una popolarità che monta come la marea, dopo un'ora è tutto finito; tutto ingurgitato dalla voracità di una timeline, che non ammette requie. Tutti legami “ad idrogeno” che si sciolgono e si ricompongono nel giro di secondi, legami talmente deboli che basta un punto esclamativo di troppo per romperli.

martedì 4 febbraio 2014

Il Peripato

di Paride Petrocchi


«È in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, 
mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, 
ascoltando i discorsi, a volte assurdi, 
di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro».

Quando lessi per la prima volta queste parole di Josè Saramago mi colsero di sorpresa, era come se stesse descrivendo me, un ritratto perfetto in poche pennellate. Lo scrittore portoghese, però, non stava tracciando solo il mio ritratto ma anche il profilo di tanti uomini e donne, infatti quei tratti, quei colori sono simili a molti.

Il pensare mentre si cammina e il camminare mentre si pensa: è un modo di fare e di essere tipicamente umano, che ha una lunga storia, una lunga tradizione e soprattutto un profondo senso. Lo sapeva bene, il discepolo più famoso di Platone, Aristotele di Stagira, il quale insegnava camminando nel Peripato di Atene. Passo dopo passo, pensiero dopo pensiero, Aristotele trasmetteva ai suoi discepoli, più che concetti e nozioni, l'amore per il sapere.