domenica 10 novembre 2019

QUESTIONE DI VITA O DI MORTE







di fra Damiano Angelucci

Dal Vangelo di Luca  (20, 27.34-38 )
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni sadducèi, i quali dicono che non c’è risurrezione:
«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».



COMMENTO
Questi sette fratelli rappresentano bene il desiderio innato nella natura dell’uomo di varcare il baratro della morte. Per l’ebreo poi la discendenza biologica rappresentava la possibilità di sopravvivere alla morte attraverso e nella propria progenie; una sorta di integrazione alla speranza, sì, di una vita dopo la morte, ma con dei contorni non definiti, tanto che per alcuni, proprio i Sadducei che pongono il caso teorico a Gesù, non si poteva parlare di resurrezione dei corpi, cosa invece creduta da parte dei farisei.
In definitiva la discendenza carnale era ritenuta così tanto importante che i fratelli sopravvissuti dovevano completare, secondo la legge di Mosè, ciò che non era riuscito a fare il precedente. Di qui il problema: se i corpi risorgono, di chi sarà moglie chi lo è stata con sette fratelli diversi in sette momenti successivi.
Gesù articola la risposta su due linee: La prima sulla modalità della resurrezione dei morti. I morti non risorgeranno in una vita come quella precedente, ma in una vita immortale, soprannaturale, in cui la paternità di Dio trasformerà tutta l’esistenza degli uomini, anche nella loro dimensione fisica che, pur rimanendo tale, non avrà più bisogno della mediazione coniugale per godere dell’unione estatica con Dio-Amore.
La seconda sul fatto stesso della resurrezione dei morti su cui i Sadducei contraddicevano Gesù. Se il Dio creatore, che quindi è il Dio di ciò che esiste, della vita, si presenta a Mosè come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, questi patriarchi e tutti gli altri con loro non possono essere definitivamente morti, ma essere anche essi nella vita di Dio. Il varco dell’immortalità e della resurrezione in realtà è proprio Gesù che sta parlando, e non tanto per le sue parole, quasi fossero istruzioni di viaggio, ma per la sua stessa vita donata per amore che, una volta divenuta immortale nel travaglio della morte e risurrezione, è divenuta per ciascuno di noi la porta di accesso alla vita eterna. 

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