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sabato 12 gennaio 2019

Hai squarciato i cieli

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Luca (3, 15-16. 21-22) – Battesimo del Signore
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

COMMENTO
La colomba che annunciò a Noé e famiglia la fine del diluvio giunge sul luogo del Battesimo di Gesù ad annunciare la fine dell’attesa, l’inizio della pace messianica, della pace che è il Messia, Gesù di Nazaret, detto il Cristo (traduzione greca della parola Messia). La forma corporea di colomba con cui discese lo Spirito Santo su Gesù è tra quelle più ricorrenti per immaginare l’indescrivibile e potente azione dello Spirito Santo.

mercoledì 10 gennaio 2018

Il dono immenso della vita

di fra Sergio Lorenzini




Siamo da poco tornati dall'ultimo Ritiro di Natale, il consueto appuntamento spirituale che ogni anno offriamo ai giovani per vivere un tempo intenso di ascolto, di incontro, di preghiera e di accoglienza di una parola nuova sulla loro vita; parola che quest'anno ci è giunta tramite quanto ci ha comunicato fra Damiano nel suo primo incontro e le preziose testimonianze di vita che abbiamo ricevuto, suor Maria Pia Barboni, Francesco e Nicoletta, Laura e Luigi. 

"Il dono immenso della vita" era il titolo di questo ritiro e da ogni testimonianza è vibrata la luminosa verità di questa affermazione: la bellezza e le dignità della vita in ogni sua fase, dal concepimento all'ultimo respiro, passando per l'accoglienza della fragilità umana in tutte le sue forme. La vita ha un valore intrinseco non condizionato da fattori esterni, una dignità che le appartiene per se stessa senza bisogno di aggiunte: non ne siamo i padroni ma i custodi, e quando diveniamo capaci di amarla e accoglierla, quel dolore e quella fragilità da problemi diventano opportunità, luoghi fertili di vita nuova. 

Al termine di questa esperienza non rimane che chiedere al Signore di aiutarci a custodire nel cuore quanto abbiamo ricevuto per farlo diventare carne nella nostra vita quotidiana, dono per noi e per tutti. Nel link sottostante condividiamo con voi le più belle foto di questo ritiro.


venerdì 27 maggio 2016

Foto del Pellegrinaggio alla Madonna dell'Ambro

Carissimi, eccovi le più belle foto del Pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell'Ambro. Grazie al Signore che ci ha regalato una giornata luminosa, a Cristiana per le sue riflessioni profonde e incisive, a tutti i frati presenti e a ciascuno di voi, giovani e famiglie, che con la sua presenza e la sua preghiera a contribuito a rendere bello questo evento di fede, di amicizia nella splendida cornice naturale dei Sibillini.








domenica 21 febbraio 2016

L'umano che s'illumina d'immenso

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca 9, 28-36 - II Domenica di quaresima
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. 
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


COMMENTO
La voce non viene semplicemente dal cielo; la voce proviene da quella nube che avvolge Gesù, perché l’evento della Trasfigurazione è ritagliato sulle persone dei tre apostoli Pietro Giovanni e Giacomo che sono chiamati a fare un’esperienza straordinaria della persona del loro maestro e a capire che tutto si giocherà e tutto passerà attraverso quell’uomo, il loro maestro. Il cambiamento dell’aspetto del suo volto, l’apparizione di  Mosé e Elia, rappresentanti della legge e delle profezie dell’Antico testamento, la voce che viene percepita all’interno della nube offrono una testimonianza inequivocabile sulla missione e sulla densità di importanza della persona di Gesù.

sabato 22 agosto 2015

Risonanze dagli Esercizi spirituali - Cingoli 2015


Il mio primo Cingoli. Che dire? Settimana fantastica, con gente fantastica. Vissuta nello Spirito Santo che ci ha donato tanta felicità e la voglia di pregare insieme. Le cose che mi sono piaciute più di tutte sono state le catechesi di Don Emilio, le sue canzoni e le risate di tutti i fratelli e le sorelle insieme a noi.Come già detto, ero partita da casa che qualcuno mi aveva detto: "Vedrai, qualcuno ti dirà la frase: CINGOLI TE FREGA". La frase non l'ho mai sentita, ma è proprio vero che quest'esperienza ti cambia il modo di vedere, di pensare e di stare con il Signore. Proporrò volentieri questa frase ai cosiddetti nuovi di anno prossimo. Grazie a tutti! (Aurora)

sabato 4 luglio 2015

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6 ) - XIV Domenica del Tempo ordinario
Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui.
Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

COMMENTO
Tutto bene fino all’ultima domanda. Era lecito per “i molti” chiedersi l’origine della sapienza di Gesù e del suo potere di operare miracoli. Giusto anche accertarsi della sua identità, se si trattasse proprio di quel Gesù che avevano conosciuto e visto crescere nel loro paesello di Nazareth. Ma perché scandalizzarsi di lui? Ecco, qui nasce e incomincia la rottura con la possibilità di incontrare il mistero del Dio fatto uomo, di Dio che sceglie di salvare l’uomo tramite l’uomo. Scandalizzarsi di Gesù significa escludere a priori la possibilità che in quell’uomo ci possa essere qualcosa di più, un di più che apre a qualcosa o a Qualcuno d’altro; significa che la mia idea iniziale, il mio pre-giudizio, prevale sulla realtà quale mi si presenta in tutte le sue possibilità, e finisce per essere un vero e proprio sasso di inciampo, uno scandalo, un impedimento alle imprevedibili strade con cui la misericordia di Dio ci può raggiungere.

martedì 19 maggio 2015

Siamo nati e non moriremo più

di Paride Petrocchi


Ero a Fossombrone, zaino in spalla, quando Michela, dolce sorella di cammino, mi ha messo questo piccolo libro tra le mani. Avevo già sentito la storia della famiglia Corbello e l'avevo catalogata come troppo "piena di Grazia" per essere vera.Così, mentre con le labbra promettevo a Michela che l'avrei letto, in cuor mio avevo già collocato quel libro nel dimenticatoio. Nel viaggio di ritorno, però, complice la noia e la forzata attesa, ho iniziato a sfogliarlo e pagina dopo pagina i Corbello mi hanno attirato nel loro mondo e rimesso al mondo, o meglio mi hanno scaraventato con la loro vita nella vita di Cristo.

La storia dei Corbello è eccezionale nella sua semplicità. Una coppia di sposi che decide di compiere gli infiniti piccoli passi possibili della vita avendo un'unica certezza: che Dio li ascolta, li ama e che vuole il loro bene. Questa certezza li fa tenere lo sguardo fermo su Cristo, nonostante il mare della vita sia continuamente in tempesta. Una vita che tanti definirebbero senza pace ma che, invece, dona pace, una pace avvolgente che solo Lui può dare e che ci fa gustare la bellezza di una vita di fede, sopratutto lì dove tutte le logiche umane si devono arrendere. Un libro consigliato a chi vuole vivere il presente come esperienza di Grazia. 

martedì 31 marzo 2015

Risonanze dal Ritiro di Quaresima - Loreto 2015


In questo ritiro ho avuto conferma di quanto grande sia la vicinanza di Dio a noi. L'arte nelle sue varie forme espressive, dalla pittura alla musica, si è rivelata in questo ritiro più che mai, strumento per avvicinarci al Mistero. Tutte le cose belle parlano di quel Dio che è in ciascuno di noi. Torno a casa con la certezza del suo Amore, ma anche con un interrogativo: come e per Chi sto spendendo la mia vita? (Alessandra)  

mercoledì 4 marzo 2015

di fra Giuseppe Bartolozzi


“Se tu squarciassi i cieli e scendessi”(Is 63,19). Quest’invocazione del profeta Isaia è l’invocazione del popolo di Israele ma è anche l’invocazione di ogni uomo: il desiderio di toccare Dio, avere con lui un contatto sensibile. Ora questo desiderio si è realizzato nel mistero di Gesù Cristo, il Figlio eterno del Dio vivente fatto realmente uomo. 
di fra Giuseppe Bartolozzi


La preghiera cristiana autentica è l’incontro, cioè relazione, con il Dio vivente: pregando noi non entriamo in contatto con un’idea, con un pensiero, ma con l’essere stesso di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Se scorriamo l’Antico testamento noi vediamo che Dio, innanzitutto, è colui che parla all’uomo, che si manifesta all’uomo con la sua parola.

martedì 13 gennaio 2015

Risonanze dal Ritiro di Natale 2015


Non essendo per me la prima esperienza di ritiro non mi ero fatta alla partenza grandi aspettative ma come sempre siete stati capaci di stupirmi ! Alla partenza ero molto curiosa su come sarebbe stato sviluppato l'argomento e devo dire che Fra Giuseppe è stato molto bravo ed efficace perchè ha fatto si che certi concetti ti rimanessero ben impressi. Come ogni ritiro è servito anche a vivere dei preziosi momenti di fraternitá che non sono rappresentati solo dalla serata nella quale siamo stati tutti insieme ma anche dalle ore dei pasti e dal tempo in cui si stava insieme in camera o nel salone che aiutano a crescere, a creare nuovi rapporti tra di noi e a conoscerci meglio.
Mi è però dispiaciuto averlo vissuto un po' passivamente a causa della febbre e quindi anche l'attenzione durante le carechesi rischiava di scarseggiare .... Spero solo di non aver perso tanto di quanto detto da Fra Giuseppe. Anche l'esperienza dell'adorazione è stata molto bella, profonda ed efficace perchè mi ha prrmesso di vivere dei momenti in cui anche se ero con tanta altra gente mi sentivo sola con il Signore. Vorrei fare un grande ringraziamento a Fra Andrea e Fra Sergio che ogni volta si impegnano per farci vivere al meglio l'esperienza del ritiro ma anche a quanti hanno vissuto questa eaperienza con me. Grazie a tutti .... Alla prossima! (Giulia)

lunedì 1 dicembre 2014

Tutto è pieno di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Il cristiano è adoratore di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Questo mistero insondabile è a fondamento della nostra fede proprio perché ciascuno di noi è stato battezzato nel nome di Dio-Trinità. Dopo la sua risurrezione Gesù dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28, 18-19). E' importante sottolineare che qui l’espressione: nel nome di, vuol dire che si instaura una relazione personale del battezzato col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

sabato 29 novembre 2014

Beati gli insonni

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (13, 33-37) - I Domenica di Avvento
State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

COMMENTO
Non si sa più se la percepiamo o no come una bella notizia, ma in ogni caso il Signore un giorno tornerà. Non si può fare il conto alla rovescia  ma l’oggetto dell’attesa è certo, più certo di ogni altro avvenimento della storia. Non ci resta che vegliare.

lunedì 3 novembre 2014

Il mistero di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Andrej Rublev è il sommo iconografo russo e – per molti – il più grande tra quelli di cui ci sono rimaste opere. Della sua vita si sa poco: nacque a Mosca intorno al 1360-70 e fu allievo e poi assistente di Teofane il Greco, altro grande autore di immagini sacre. Diventò monaco del Monastero Andronikov di Mosca dove trascorse la maggior parte della sua vita e vi morì nel 1430 circa. Rublev fu canonizzato nel 1988 in occasione del Millennio del Battesimo della Russia, ma la sua fama di Santità aveva già attraversato i secoli insieme con le sue celebri opere.

sabato 9 agosto 2014

Perché avete paura?

di fra Sergio Lorenzini


Non manca mai la Parola al momento opportuno, puntuale e precisa, a dire un'azione di Dio e dare una direzione all'uomo. E sorprende come, al di là di ogni umana maestria organizzativa, alla quale per forza molti dettagli sfuggono, il Signore non si lasci sfuggire nessun particolare e nessuna occasione per manifestarci la sua vicinanza. Così, leggendo il Vangelo di questa XIX° domenica del Tempo Ordinario, che avvia la settimana di Esercizi Spirituali per giovani, forte è stata la sorpresa di scoprire l'assonanza del tema, scelto mesi prima. 

Se il titolo provocatorio che abbiamo scelto per gli esercizi è: "Perché avete paura?", il Vangelo di questa domenica deposita negli orecchi del cuore la consolante parola di Gesù: "Coraggio, sono io, non abbiate paura". La prendo come un'approvazione divina del tema prescelto e, al tempo stesso, come un incoraggiamento a superare ogni nostra paura e coinvolgersi a pieno in questa esperienza.

Già, la paura, brutta bestia! Un'invisibile gabbia paralizzante che ci costruiamo intorno da noi stessi e non consente evasioni. Ci inchioda a noi stessi, lega le gambe e blocca ogni possibile movimento di scoperta, di avanzamento, di audacia, di coinvolgimento, di un passo che ci sbilanci al di là del ristretto orticello delle nostre certezze. La paura traccia intorno a noi un solcato invalicabile la cui ampiezza è data dal diametro delle nostre sicurezze, da quanto abbiamo già conosciuto e addomesticato: persone, luoghi ed esperienze. Ci si ritrova, in tal modo, a bazzicare  le stesse facce, a intavolare i discorsi di sempre, a frequentare i medesimi luoghi, a vivere le solite esperienze, piacevolmente protetti da ogni novità che possa metterci in crisi, ma impaludati nelle acque stagnanti della mediocrità.

Eppure, questa paura va abbattuta perché non permette di prendere il largo. Guardate Pietro: cammina sulle acque verso Gesù, poi si alzano i venti, si fa prendere dalla paura e affonda. Cristo ci fa camminare. La paura affonda! Stoppa il cammino e fa annegare. La fede è il contrario della paura, l'intima certezza che, oltre ogni difficoltà e imprevisto, il Signore è presente e ci tende la mano. Gesù, a differenza delle nostre, è l'unica certezza che non rinchiude ma chiede di uscire, di fare un passo in più, di mettersi in gioco, di sbilanciarsi verso di lui. Guardando Gesù e camminando verso di lui, non affonderemo mai.

Alle soglie dei nostri esercizi, cari ragazzi e ragazze, ascoltiamo ancora una volta Gesù che dice a noi: "Coraggio, SONO IO, non abbiate paura". Gesù è con noi, niente paura! Buoni esercizi a voi tutti.

lunedì 21 luglio 2014

Un grano geneticamente modificato

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43) - XVI° domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ri! ponètelo nel mio granaio”»...

COMMENTO
Ancora un’immagine tratta dal mondo agricolo e ancora un particolare molto anomalo per attirare l’attenzione del lettore. Faccio riferimento alla prima delle tre parabole, quella della zizzania: sembra veramente imprudente lasciare un campo seminato a se stesso, senza neppure zapparlo, tenuto conto che al tempo di Gesù non esistevano i diserbanti. 

domenica 13 luglio 2014

La parabola del seminatore sciupone

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23) - XV° domenica del tempo ordinario

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».


COMMENTO
In teologia ci insegnarono che le parabole raccontate da Gesù sono dei piccoli capolavori letterari, dove la semplicità si coniuga alla profondità, l’immediatezza alla densità di riflessioni possibili. Ciò che accomuna le parabole di Gesù è che quasi sempre il messaggio che l’autore vuole far passare è contenuto proprio in uno o più elementi apparentemente strani. In questo caso ad esempio abbiamo la storia di un seminatore sprecone che rientra bene nello stile delle parabole di Gesù.

mercoledì 7 maggio 2014

Pregare è fare di sé un dono d'amore

di fra Giuseppe Bartolozzi


La preghiera del cristiano nella sua dimensione più profonda è aderire a Cristo e al suo Spirito che abita in noi, aderire ai diversi aspetti che componevano la preghiera del Figlio di Dio fatto uomo: adorazione, lode, azione di grazie, offerta, intercessione. Consideriamo, innanzitutto, ciò che è riservato esclusivamente a Dio, l’adorazione: “Adorerai il Signore Dio tuo e a Lui solo renderai culto”. Questo precetto fu nei secoli la regola fondamentale della vita privata e pubblica del popolo ebraico e questo precetto trova il suo compimento in Cristo quando dice: “Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”(Gv 4, 23). 

mercoledì 23 aprile 2014

La preghiera di Cristo e la nostra preghiera (2)

di fra Giuseppe Bartolozzi


Dice Gesù: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”(Gv 4, 35). Possiamo supporre che la preghiera notturna di Gesù, fatta in solitudine, di cui ci parla il vangelo (cf. Mc 1, 35) sia stata animata da una parte dal desiderio di custodire l’intimità col Padre [“io sono nel Padre e il Padre è in me”(Gv 14, 11)], dall’altra di realizzare la volontà del Padre, cioè la manifestazione del Regno di Dio, e di intercedere perché questo si compisse. Anche nella sua preghiera terrena Gesù è stato il grande intercessore presso il Padre per la salvezza del mondo, come ci suggerisce questo passo del vangelo: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede”(Lc 22, 31-32).

mercoledì 9 aprile 2014

La preghiera di Gesù e la nostra preghiera.

di fra Giuseppe Bartolozzi


“Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli a pregare». Ed egli disse loro: «Quando pregate dite: Padre …» (Lc 11, 1-2). Soffermiamoci su questa prima espressione della preghiera che Gesù ha donato ad ogni suo discepolo. Noi sappiamo che Gesù nella sua preghiera si rivolgeva al Padre chiamandolo, nella sua lingua aramaica, Abbà, come ci testimonia l’evangelista s. Marco a proposito della preghiera di Gesù nel Getsemani: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”(14, 36).