giovedì 31 dicembre 2015

Intessuti della Sapienza di Dio

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18 ) - II domenica dopo Natale
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


COMMENTO
Appena all’inizio del nuovo anno non giova troppo perdersi in ragionamenti troppo difficili ma la sobrietà e la profondità di questo Vangelo ci possono aiutare a meglio contemplare l’universale sapienza da cui siamo circondati , quella sapienza divina, il Verbo, la Parola di Dio, che ha assunto un volto e un corpo umano nella persona di Gesù di Nazaret.

domenica 27 dicembre 2015

Nel nome del Figlio Gesù

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52) - Festa della Sacra Famiglia
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

COMMENTO
C’è anzitutto un bellissima inclusione da un capo all’altro del Vangelo di Luca. Da un capo all’altro dell’esperienza umana di Gesù sulle sue labbra c’è la parola “Padre”. La prima frase  pronunciata da Gesù nella sua vita è proprio questa, quando aveva dodici anni: “ Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio? ” In fondo al vangelo l’ultima parola di Gesù in croce appena prima di morire è “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” ( Lc 23,46 ). Questo ci dice che nel Vangelo di Luca sembra che tutta la missione di salvezza di Gesù abbia questo quadro di contesto: vivere pienamente la sua relazione con il Padre e riportare l’umanità nella paternità di Dio, fare si che l’uomo in Lui possa recuperare la piena figliolanza divina perduta col peccato, tramite proprio il suo sacrificio di obbedienza al Padre. Dal suo corpo risorto Gesù ci donerà il sui spirito ( lo Spirito Santo ) che ci permetterà di dire “Abba Padre” ( cfr Rm 8,15 ) con uno spirito di figli adottivi.

giovedì 24 dicembre 2015

Il divinamente piccolo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (2,1-14 ) - Natale del Signore
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

COMMENTO
Lo sfondo storico è quello di un censimento voluto da Cesare Augusto. La più grande dimostrazione di potere del dominio imperiale di Roma (il censimento serviva per reclutare soldati e organizzare tributi) si incrocia con la più grande dimostrazione dell’umiltà di Dio: Dio stesso è umiltà e il suo verbo, il Figlio, Cristo Gesù “ … pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini … ( cfr Fil 2,6-11 ).

sabato 19 dicembre 2015

Beati perché benedetti

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (1, 39 – 45 ) - IV Domenica di Avvento
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».


COMMENTO
La fretta con cui Maria raggiunge Elisabetta ( forse Ain Karim, ad appena 6 km da Gerusalemme ) non è la nostra ansia, ma la sollecitudine di una missione di gioia da compiere. Come l’angelo Gabriele invita Maria a rallegrarsi (Lc 1,26) così ora lei porta il saluto ad Elisabetta e fa sussultare il bimbo nel suo grembo. La gioia è diffusiva e non sopporta lentezze, la gioia si comunica dalle viscere, dal grembo di Maria a quello di Elisabetta.

sabato 12 dicembre 2015

La buona notizia che comincia da me

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (3, 10-18 ) - III Domenica di Avvento
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

COMMENTO
Giovanni Battista è un profeta perché ha accolto con animo limpido e onesto la Parola di Dio che è scesa su di lui e per questo è in grado di riconoscere i segni dei tempi; ricordiamo invece l’ammonimento severo che Gesù farà alle folle che vivono nell’ipocrisia:"Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? ( Lc 12, 56 - 57).

sabato 5 dicembre 2015

Gli eventi che incalzano

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6 ) - II domenica di Avvento
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa: «Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

COMMENTO
L’evangelista Luca non risparmia particolari storici, consapevole com’è di non raccontare fatti mitologici , aneddoti o favole a scopo didattico: si tratta di fatti accaduti, storia vera, di un qualcosa che accade in un luogo preciso, in un tempo preciso e in un contesto politico, fra l’altro piuttosto turbolento, tanto che in Giudea uno dei quattro tetrarchi era stato sostituito da Ponzio Pilato, inviato dall’Italia dal potere imperiale romano. ( Come se adesso un’amministrazione locale venisse commissariata per motivi di ordine pubblico ).

lunedì 30 novembre 2015

Ogni cosa a suo posto

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36) - I Domenica di Avvento
 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

COMMENTO
Il linguaggio usato a Gesù è tipico di quegli ambienti spirituali del suo tempo in cui ormai non si attendeva più un Messia-Re restauratore dell’antico regno giudaico, ma piuttosto un Messia giudice degli ultimi tempi, simile a Figlio d’uomo, secondo la profezia di Daniele ( “ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno simile ad un figlio di uomo …” Dan 7,13 ). Non vale la pena tentare accostamenti e riferimenti storici ai singoli segni annunciati da Gesù.

sabato 21 novembre 2015

Re... sponsabili!

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Giovanni (18,33b-37 ) - Solennità di Cristo Re dell'universo
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

COMMENTO
Gesù vorrebbe che Pilato si ponesse nella stessa ottica di Pietro, nella presa di coscienza di cosa gli altri dicono di lui, ma poi finalmente anche nella decisione di quale opinione personale assumere nell’enigma di quest’uomo venuto dalla Galilea. Pietro fu onesto: “Tu sei il Cristo” anche se poi la paura non resse l’urto della passione e dell’apparente sconfitta. Pilato invece evita, “non sono un Giudeo”, non si sente interpellato a dare risposte, ad assumere una posizione. Giustamente spesso si usa l’aggettivo “pilatesco” in riferimento a scelte che non sono scelte, a decisioni che evitano assunzioni di responsabilità. Pilato opera una scelta, certo, ma in lui c’è tutta quella umanità complice che non si occupa , ne si preoccupa della verità e di ciò che è bene, e di fatto collabora al dilagare del male.

sabato 14 novembre 2015

La fine del mondo... finalmente!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (13,24-32) - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

COMMENTO
Gesù prende le future disastrose vicende della città di Gerusalemme come segno dell’imminente giudizio da parte del figlio dell’uomo, che è lui stesso. Gesù sovente usa questa espressione per indicare la sua persona, proprio per affermare, da una parte che lui è un figlio di uomo, un uomo in tutto e per tutto come noi, ma per affermare dall’altra che lui corrisponde alla profezia dell’AT in cui si dice che il giudizio della storia sarà affidato “a uno simile ad un figlio d’uomo” ( Dn 7,13 ).

sabato 7 novembre 2015

Servire è amare senza mezze misure

di fra Damiano Angelucci




Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44) - XXXII Domenica del Tempo ordinario
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

COMMENTO
A grandi poteri devono corrispondere grandi responsabilità. Chi erano questi scribi così duramente apostrofati da Gesù? Essi erano gli interpreti ufficiali della legge di Mosè, i conoscitori più accreditati delle sacre scritture, e i continuatori ideali della missione dei profeti dell’AT assenti dalla vita di Israele da circa tre secoli.

sabato 31 ottobre 2015

Felici come i santi

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12 ) - Solennità di tutti i santi
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

COMMENTO
Potremmo partire da queste ultime parole di Gesù: per causa mia! Le parole appena ascoltate sono la sintesi del messaggio, della buona notizia del Messia Gesù, il compimento, non l’annullamento si badi bene, della legge antica; il programma di vita e della missione di Colui che per primo le proclama. La chiave di comprensione è esattamente la sua persona e quel “per causa mia” significa che i nove atteggiamenti elencati e ritenuti fonte di gioia lo sono se vissuti nella relazione viva con Lui: Cristo Gesù risorto e vivo.

venerdì 23 ottobre 2015

Vedere per credere!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52) - XXX Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


COMMENTO
C’è un cambiamento vertiginoso nell’esistenza di Bartimèo. La sua cecità lo paralizzava alla dipendenza da altri, al passaggio di Gesù egli era a terra mendicando lungo una strada che evidentemente non lo conduceva in alcuna direzione. Al contrario dopo l’incontro con Gesù tutto cambia e la sua vita si rimette in movimento: Bartimeo torna a vedere, ora può rialzarsi da terra, può autonomamente camminare, e così la sua strada acquista una direzione ben precisa che è quella di seguire Gesù. La sua vita cambia a partire dall’esperienza di una persona, Gesù di Nazareth, e in questo incontro il fatto cruciale è il tornare a vedere.

sabato 17 ottobre 2015

Siate egoisti… fatevi servi di tutti!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45 ) - XXIX domenica del tempo ordinario
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


COMMENTO
Recentemente la più grande mensa dei poveri della città di Milano gestita dai frati cappuccini, ha lanciato questo simpatico slogan: “siate egoisti, fate del bene!” . In questa frase è racchiusa effettivamente la paradossalità del messaggio evangelico, dello stile di vita che Cristo assume e che propone ai suoi discepoli. 

sabato 10 ottobre 2015

Tutto il Bene, ogni Bene il sommo Bene

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco( 10,17-30 ) - XXVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».


COMMENTO
Questo tale pone il problema della vita eterna sul fare qualcosa di buono. La risposta di Gesù pone una premessa fondante: : «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo!” Prima di porre il problema del fare occorre risolvere il problema di “chi” o “cosa” è buono. Gesù è alquanto categorico: “perché mi chiami buono? Dio solo è buono”. 

sabato 3 ottobre 2015

L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco ( 10,2-16)-XXVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

COMMENTO
Questa Domenica 4 ottobre si apre il Sinodo ordinario dei vescovi sulle problematiche pastorali della famiglia che segue quello straordinario vissuto esattamente l’anno scorso.
Casualmente, perché la liturgia domenicale non è stata modificata, il Vangelo che sarà proclamato in quasi tutte le chiese cattoliche ci racconta proprio il pensiero di Gesù sul matrimonio e sulla possibilità di ripudiare un coniuge e prenderne un altro, dato che proprio Mosè a suo tempo aveva permesso questa pratica. Gesù al riguardo è molto inflessibile, come sempre d’altronde sui principi fondamentali della vita.

sabato 26 settembre 2015

Coloro dei quali bisogna aver paura

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43. 45. 47-48) - XXVI Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

COMMENTO
Nei confronti dei cristiani in ascolto mi prendo la libertà, questa settimana, di una piccola provocazione. La sopravvivenza della Chiesa e più in generale della fede cristiana nel mondo non è minacciata, mi si creda, dai militanti dell’Isis o dai terroristi di Boko Haram, e neppure da presunti islamisti infiltrati, dice qualcuno, tra i profughi che approdano alle nostre coste; al massimo ci potranno accorciare la vita terrena ma certo non potranno mai strappare la nostra anima che appartiene a Cristo e il nostro posto in Paradiso che il Signore Gesù è andato a preparare.

venerdì 11 settembre 2015

Investimenti sicuri cercasi

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35 ) - XXXIV domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».


COMMENTO
Costatazione amara: a fare le cose gratuitamente, disinteressatamente, senza la speranza di alcun ritorno, sono in pochi, molto pochi. Forse nessuno, e non sembri troppo pessimista questa supposizione. Infatti, se il termine di confronto su cui misurare il disinteresse, la libertà, la non ricerca di secondi fini non dichiarati è l’atto d’amore di Dio rivelato in modo definitivo nella croce di Gesù, allora mi chiedo e vi chiedo chi potrà mai dire di aver fatto qualcosa per pura generosità. Lo spirito del mondo, lo spirito e la logica che anima l’uomo lasciato a se stesso, quell’uomo che non apre il cuore al dono dell’amore di Dio è gioco-forza lo spirito dell’auto possesso, dell’auto affermazione.

venerdì 4 settembre 2015

C'è chi fa le pentole e anche i coperchi

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (7, 31-37 ) - XXIII Domenica del Tempo Ordinario
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


COMMENTO
Il legame tra le due disabilità fisiche si ripresenta quasi sempre anche sul piano della vita spirituale, forse con ancor meno eccezioni. Se i non udenti sono per lo più incapaci di articolare normalmente i suoni e diventano muti, così nella vita di Grazia chi è sordo, cioè chi non è ben disposto all’ascolto e rimane chiuso nelle sue pre-comprensioni e pregiudizi,  rimane parimenti incapace di pronunciare parole di saggezza e di verità.

mercoledì 26 agosto 2015

La via sicura del ritualismo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (7,1-8. 14-15. 21-23 ) - XXII domenica del tempo ordinario
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

COMMENTO
Sarebbe così facile avere la certezza di servire Dio ed essere a lui accetti, compiendo dei semplici gesti di ossequio e di rispetto, non necessariamente tutti da capire nel loro significato totale ma quel giusto che basta per lasciarci la tranquillità e la certezza di essere in regola. Sarebbe facile ma soprattutto non sarebbe secondo la verità della nostra natura, quell’umano che il Signore è venuto a visitare per riportarlo nella sua dimensione più spirituale, più interiore e quindi più vera. Gesù chiede la devozione del cuore, cioè letteralmente di volgere il cuore verso Dio e verso il suo comandamento fondamentale che gli ebrei conoscevano bene, come dimostrò quel pio israelita che disse un giorno a Gesù: “hai ragione maestro: amare Dio con tutto il cuore, l’anima e le forze … vale più di tutti i sacrifici e gli olocausti”

martedì 25 agosto 2015

Gesù, la via al Padre

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,60-69) - XXI domenica del tempo ordinario
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.  Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

COMMENTO
Nutrirsi della carne di Gesù, credere che il suo corpo sia il cibo necessario per entrare nella vita eterna; si direbbe “cose da non credere” ma Gesù ci risponde che nessuno può andare a Lui e credere in Lui se non gli è concesso da Dio Padre.

sabato 22 agosto 2015

Risonanze dagli Esercizi spirituali - Cingoli 2015


Il mio primo Cingoli. Che dire? Settimana fantastica, con gente fantastica. Vissuta nello Spirito Santo che ci ha donato tanta felicità e la voglia di pregare insieme. Le cose che mi sono piaciute più di tutte sono state le catechesi di Don Emilio, le sue canzoni e le risate di tutti i fratelli e le sorelle insieme a noi.Come già detto, ero partita da casa che qualcuno mi aveva detto: "Vedrai, qualcuno ti dirà la frase: CINGOLI TE FREGA". La frase non l'ho mai sentita, ma è proprio vero che quest'esperienza ti cambia il modo di vedere, di pensare e di stare con il Signore. Proporrò volentieri questa frase ai cosiddetti nuovi di anno prossimo. Grazie a tutti! (Aurora)

sabato 8 agosto 2015

Oltre l'incarnazione

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 41-51) - XIX Domenica del Tempo Ordinario 
Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».
Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

COMMENTO
Se anche il Signore Dio si fosse fatto uomo senza null’altro fare, semplicemente morendo di vecchiaia probabilmente ciò sarebbe bastato per la nostra salvezza. E se in aggiunta a questo il Signore Gesù avesse dato la vita per noi in croce senza null’altro fare, questo sarebbe bastato per la nostra salvezza.

sabato 1 agosto 2015

L'alimento della nostra esistenza

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35 ) - XVIII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

COMMENTO
Nell’incontro con la donna samaritana, raccontato da Giovanni appena due capitoli prima, Gesù aveva detto: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” ( Gv 4,34 ). In effetti veramente Gesù vive della volontà del Padre che lo ha mandato, e inviato nel mondo a compiere la grande opera della salvezza umana. Proprio questo è il suo “cibo” quotidiano: vivere totalmente rivolto verso il Padre , poiché è “uscito” dal Padre e al Padre “va”, sapendo che il Padre “gli ha dato in mano ogni cosa”, nello specifico il destino dell’umanità.

sabato 25 luglio 2015

Non sempre tutto viene solo dal cielo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 1- 15 )- XVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.


COMMENTO
Era ai tempi del grande esodo, l’Esodo con la maiuscola, che come pane dal cielo la manna veniva donata agli israeliti durante il cammino in fuga dall’Egitto, direzione Palestina - terra promessa. Il loro mormorio lamentoso e nostalgico del pane mangiato pur nella schiavitù trovò una risposta immediata e sorprendente perché potessero vedere “… la Gloria del Signore “. 

domenica 12 luglio 2015

Un'autorità senza compromessi

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13 ) - XV Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


COMMENTO
L’evangelista Marco è particolarmente affascinato dalla potenza di Gesù sul male e sugli spiriti impuri e non manca di raccontare dettagli e particolari di come Egli interviene potentemente anche su tutti gli elementi del creato: Gesù seda le tempeste, placa i venti, guarisce i malati, risuscita una ragazzina morta (come abbiamo ascoltato due domeniche or sono).

sabato 4 luglio 2015

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6 ) - XIV Domenica del Tempo ordinario
Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano sua? Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui.
Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

COMMENTO
Tutto bene fino all’ultima domanda. Era lecito per “i molti” chiedersi l’origine della sapienza di Gesù e del suo potere di operare miracoli. Giusto anche accertarsi della sua identità, se si trattasse proprio di quel Gesù che avevano conosciuto e visto crescere nel loro paesello di Nazareth. Ma perché scandalizzarsi di lui? Ecco, qui nasce e incomincia la rottura con la possibilità di incontrare il mistero del Dio fatto uomo, di Dio che sceglie di salvare l’uomo tramite l’uomo. Scandalizzarsi di Gesù significa escludere a priori la possibilità che in quell’uomo ci possa essere qualcosa di più, un di più che apre a qualcosa o a Qualcuno d’altro; significa che la mia idea iniziale, il mio pre-giudizio, prevale sulla realtà quale mi si presenta in tutte le sue possibilità, e finisce per essere un vero e proprio sasso di inciampo, uno scandalo, un impedimento alle imprevedibili strade con cui la misericordia di Dio ci può raggiungere.

sabato 27 giugno 2015

In piedi per guardare più lontano

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43) - XIII Domenica del Tempo Ordinario                                

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

COMMENTO
Fino a che limite può giungere la speranza offerta da Cristo? Quali sono invece le soglie dei vari messianismi umani, dove per messianismi si intendono dottrine e formule sociali o politiche che propongono soluzioni agli eterni dilemmi dell’umanità, primo tra tutti quello della morte?

domenica 21 giugno 2015

Sposati e sii sottomessa

di Elena Pecora




Come per ogni libro, la prima cosa che si legge è il titolo: “Sposati e sii sottomessa”. E subito verrebbe da dire “no, grazie”. In primis, perché oggi abbiamo paura di impegnarci e ci sentiamo giustificati perché manca un lavoro fisso, una casa, qualche certezza in più; poi quale donna vorrebbe essere schiava, sottomessa?

sabato 6 giugno 2015

Pane nuovo e vino nuovo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco(14,12-16; 22-25) - Solennità del Corpus Domini
Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?» Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate in città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo; dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: 'Dov'è la stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?'". Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi». I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro; e prepararono per la Pasqua. […] Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Commento 
Il sangue del patto è sparso per molti, i tutti che sono veramente molti e sono chiamati ad entrarvi fino a quando Gesù non berrà nuovo il frutto della vigna. Dal momento dell’ultima cena veramente Gesù non berrà più vino, tranne forse quel goccio di aceto offertogli sulla croce. Il vino che Gesù ci dona è il vino nuovo, è il vino della gioia delle nozze: non a caso la sala del cenacolo è situata al primo piano perché è al primo piano dove normalmente si trovava la stanza matrimoniale.