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venerdì 31 marzo 2017

Fra Mauro e fra Francesco sacerdoti


In data 18 marzo 2017, presso la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta a Montecassiano, fra Mauro Scoccia e fra Francesco Mengoni sono stati ordinati sacerdoti da Mons. Nazareno Marconi, vescovo di Macerata. Grande la partecipazione del popolo e ancor più grande la gioia e il ringraziamento al Signore per il dono inestimabile di due nuovi sacerdoti alla sua Chiesa. Da noi tutti un grazie sincero a fra Mauro e fra Francesco per la loro generosa risposta alla chiamata dal Signore e l'assicurazione della nostra preghiera perché il loro ministero sia fecondo e sappia comunicare al mondo la luce del Signore.
Al seguente link trovate le foto più belle dell'evento.

venerdì 17 marzo 2017

Fra Mauro e Fra Francesco sacerdoti per sempre

L'intervista realizzata da "Emmaus" ai nostri due fratelli cappuccini fra Mauro e fra Francesco in vista della loro Ordinazione Sacerdotale, tutta da ascoltare.

sabato 21 gennaio 2017

Dalla periferia della storia al cuore dell'uomo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) - II domenica del tempo ordinario
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

sabato 9 aprile 2016

Ma la rete non si spezzò

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19) - III domenica di Pasqua

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di cento cinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


COMMENTO
La notte era normalmente nel lago di Galilea  il momento più propizio per riuscire a pescare, “ ma quella notte non presero nulla” racconta l’evangelista. Dice il testo di un canto assai noto: “ e mentre il cielo s’imbianca già, tu guardi le tue reti vuote”. Proprio all’alba di un nuovo giorno, tuttavia Gesù indica dove gettare la rete, perché i sette facciano esperienza dell’autorevolezza di quella parola e capiscano che quella parola dice e realizza. 

sabato 10 ottobre 2015

Tutto il Bene, ogni Bene il sommo Bene

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco( 10,17-30 ) - XXVII Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».


COMMENTO
Questo tale pone il problema della vita eterna sul fare qualcosa di buono. La risposta di Gesù pone una premessa fondante: : «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo!” Prima di porre il problema del fare occorre risolvere il problema di “chi” o “cosa” è buono. Gesù è alquanto categorico: “perché mi chiami buono? Dio solo è buono”. 

venerdì 11 settembre 2015

Investimenti sicuri cercasi

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35 ) - XXXIV domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».


COMMENTO
Costatazione amara: a fare le cose gratuitamente, disinteressatamente, senza la speranza di alcun ritorno, sono in pochi, molto pochi. Forse nessuno, e non sembri troppo pessimista questa supposizione. Infatti, se il termine di confronto su cui misurare il disinteresse, la libertà, la non ricerca di secondi fini non dichiarati è l’atto d’amore di Dio rivelato in modo definitivo nella croce di Gesù, allora mi chiedo e vi chiedo chi potrà mai dire di aver fatto qualcosa per pura generosità. Lo spirito del mondo, lo spirito e la logica che anima l’uomo lasciato a se stesso, quell’uomo che non apre il cuore al dono dell’amore di Dio è gioco-forza lo spirito dell’auto possesso, dell’auto affermazione.

domenica 12 luglio 2015

Un'autorità senza compromessi

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13 ) - XV Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


COMMENTO
L’evangelista Marco è particolarmente affascinato dalla potenza di Gesù sul male e sugli spiriti impuri e non manca di raccontare dettagli e particolari di come Egli interviene potentemente anche su tutti gli elementi del creato: Gesù seda le tempeste, placa i venti, guarisce i malati, risuscita una ragazzina morta (come abbiamo ascoltato due domeniche or sono).

martedì 19 maggio 2015

Siamo nati e non moriremo più

di Paride Petrocchi


Ero a Fossombrone, zaino in spalla, quando Michela, dolce sorella di cammino, mi ha messo questo piccolo libro tra le mani. Avevo già sentito la storia della famiglia Corbello e l'avevo catalogata come troppo "piena di Grazia" per essere vera.Così, mentre con le labbra promettevo a Michela che l'avrei letto, in cuor mio avevo già collocato quel libro nel dimenticatoio. Nel viaggio di ritorno, però, complice la noia e la forzata attesa, ho iniziato a sfogliarlo e pagina dopo pagina i Corbello mi hanno attirato nel loro mondo e rimesso al mondo, o meglio mi hanno scaraventato con la loro vita nella vita di Cristo.

La storia dei Corbello è eccezionale nella sua semplicità. Una coppia di sposi che decide di compiere gli infiniti piccoli passi possibili della vita avendo un'unica certezza: che Dio li ascolta, li ama e che vuole il loro bene. Questa certezza li fa tenere lo sguardo fermo su Cristo, nonostante il mare della vita sia continuamente in tempesta. Una vita che tanti definirebbero senza pace ma che, invece, dona pace, una pace avvolgente che solo Lui può dare e che ci fa gustare la bellezza di una vita di fede, sopratutto lì dove tutte le logiche umane si devono arrendere. Un libro consigliato a chi vuole vivere il presente come esperienza di Grazia. 

lunedì 13 aprile 2015

Se Dio vuole

di fra Sergio Lorenzini


Cari amici,
condivido con voi un film che mi è capitato di vedere negli ultimi giorni, una commedia frizzante, scorrevole e con un'ottima sceneggiatura. Tommaso, cardiochirurgo affermato, uomo rigido e sprezzante e la sua famiglia perfetta, almeno all'apparenza, sospettando l'omosessualità del figlio Andrea si preparano ad accogliere la confessione liberante del figlio che, trovato il coraggio, finalmente dichiarerà dinanzi alla famiglia le sue reali intenzioni... che in realtà si rivelano ben più tragiche di quanto la famiglia avesse potuto ipotizzare! E qui mi fermo, altrimenti vi rovino il seguito. Dico solo, giusto per farvi salire un po' d'acquolina in bocca, che il film sprizza simpatia ad ogni scena senza mai essere banale o volgare, incrina molti stereotipiti e fa riflettere con il sorriso in bocca. Insomma, da vedere!

venerdì 23 gennaio 2015

Cogliere il momento della conversione

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (1, 14-20) - III Domenica del tempo ordinario
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

COMMENTO
Non più di un anno fa’ un mio conoscente ha ritrovato in un luogo nascosto della sua cantina una busta con dentro una mazzetta di banconote per un valore di circa un milione di vecchie lire. Subito si è rivolto agli sportelli della Banca d’Italia per ottenere la conversione di questa cifra non del tutto trascurabile in euro, ma con grande suo rammarico ha dovuto constatare che questo, ormai da alcuni anni non è più possibile. Quelle vecchie lire che forse ancora qualcuno conserva da qualche parte sono carta straccia.

sabato 17 gennaio 2015

Vieni e vedi!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (1, 35-42) - II Domenica del tempo ordinario
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

COMMENTO
Troviamo in questo testo due definizioni di Gesù, tutte e due vere, tutte e due incomplete. Giovanni Battista per additarlo a due dei suoi lo definisce “agnello di Dio”, perché Gesù effettivamente sarà l’agnello immolato, sacrificato, che sostituirà una volta per sempre il rito del sacrificio pasquale ebraico dell’agnello.

martedì 13 gennaio 2015

Risonanze dal Ritiro di Natale 2015


Non essendo per me la prima esperienza di ritiro non mi ero fatta alla partenza grandi aspettative ma come sempre siete stati capaci di stupirmi ! Alla partenza ero molto curiosa su come sarebbe stato sviluppato l'argomento e devo dire che Fra Giuseppe è stato molto bravo ed efficace perchè ha fatto si che certi concetti ti rimanessero ben impressi. Come ogni ritiro è servito anche a vivere dei preziosi momenti di fraternitá che non sono rappresentati solo dalla serata nella quale siamo stati tutti insieme ma anche dalle ore dei pasti e dal tempo in cui si stava insieme in camera o nel salone che aiutano a crescere, a creare nuovi rapporti tra di noi e a conoscerci meglio.
Mi è però dispiaciuto averlo vissuto un po' passivamente a causa della febbre e quindi anche l'attenzione durante le carechesi rischiava di scarseggiare .... Spero solo di non aver perso tanto di quanto detto da Fra Giuseppe. Anche l'esperienza dell'adorazione è stata molto bella, profonda ed efficace perchè mi ha prrmesso di vivere dei momenti in cui anche se ero con tanta altra gente mi sentivo sola con il Signore. Vorrei fare un grande ringraziamento a Fra Andrea e Fra Sergio che ogni volta si impegnano per farci vivere al meglio l'esperienza del ritiro ma anche a quanti hanno vissuto questa eaperienza con me. Grazie a tutti .... Alla prossima! (Giulia)

venerdì 9 gennaio 2015

2015 Porte chiuse

di Paride Petrocchi



Giacomo era un sarto, tra i migliori del paese dicevano, o almeno così dicevano a me che ero, anzi, che sono, il nipote. Non so, in sincerità, se fosse il più bravo, so solo che portava a termine ciò che iniziava. Ogni tanto, quando passavo i pomeriggi con lui, lo vedevo armeggiare con ago, filo e con un gessetto, mentre era intento ad ‘imbastire’ un vestito. Un lavoro, forse più di un lavoro: un’arte, nella quale lui metteva il massimo della cura, della serietà e perché no, anche della fedeltà. Nel giro di una settimana o poco più, il vestito imbastito veniva completato nei minimi dettagli. Certo non tutti gli abiti gli saranno venuti al primo tentativo e forse su qualcuno di essi ci avrà anche speso qualche nottata, perseverando, errore dopo errore, punto dopo punto, ma senza mai lasciare l’opera a metà.
A pensarci nulla di più facile, a farlo nulla di più difficile.

sabato 9 agosto 2014

Perché avete paura?

di fra Sergio Lorenzini


Non manca mai la Parola al momento opportuno, puntuale e precisa, a dire un'azione di Dio e dare una direzione all'uomo. E sorprende come, al di là di ogni umana maestria organizzativa, alla quale per forza molti dettagli sfuggono, il Signore non si lasci sfuggire nessun particolare e nessuna occasione per manifestarci la sua vicinanza. Così, leggendo il Vangelo di questa XIX° domenica del Tempo Ordinario, che avvia la settimana di Esercizi Spirituali per giovani, forte è stata la sorpresa di scoprire l'assonanza del tema, scelto mesi prima. 

Se il titolo provocatorio che abbiamo scelto per gli esercizi è: "Perché avete paura?", il Vangelo di questa domenica deposita negli orecchi del cuore la consolante parola di Gesù: "Coraggio, sono io, non abbiate paura". La prendo come un'approvazione divina del tema prescelto e, al tempo stesso, come un incoraggiamento a superare ogni nostra paura e coinvolgersi a pieno in questa esperienza.

Già, la paura, brutta bestia! Un'invisibile gabbia paralizzante che ci costruiamo intorno da noi stessi e non consente evasioni. Ci inchioda a noi stessi, lega le gambe e blocca ogni possibile movimento di scoperta, di avanzamento, di audacia, di coinvolgimento, di un passo che ci sbilanci al di là del ristretto orticello delle nostre certezze. La paura traccia intorno a noi un solcato invalicabile la cui ampiezza è data dal diametro delle nostre sicurezze, da quanto abbiamo già conosciuto e addomesticato: persone, luoghi ed esperienze. Ci si ritrova, in tal modo, a bazzicare  le stesse facce, a intavolare i discorsi di sempre, a frequentare i medesimi luoghi, a vivere le solite esperienze, piacevolmente protetti da ogni novità che possa metterci in crisi, ma impaludati nelle acque stagnanti della mediocrità.

Eppure, questa paura va abbattuta perché non permette di prendere il largo. Guardate Pietro: cammina sulle acque verso Gesù, poi si alzano i venti, si fa prendere dalla paura e affonda. Cristo ci fa camminare. La paura affonda! Stoppa il cammino e fa annegare. La fede è il contrario della paura, l'intima certezza che, oltre ogni difficoltà e imprevisto, il Signore è presente e ci tende la mano. Gesù, a differenza delle nostre, è l'unica certezza che non rinchiude ma chiede di uscire, di fare un passo in più, di mettersi in gioco, di sbilanciarsi verso di lui. Guardando Gesù e camminando verso di lui, non affonderemo mai.

Alle soglie dei nostri esercizi, cari ragazzi e ragazze, ascoltiamo ancora una volta Gesù che dice a noi: "Coraggio, SONO IO, non abbiate paura". Gesù è con noi, niente paura! Buoni esercizi a voi tutti.

sabato 24 maggio 2014

L'abito dei figli

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21) - VI° Domenica di Pasqua
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

COMMENTO
La paternità di Dio che si manifesta nella creazione e ancor più nella seconda creazione, cioè la redenzione, è un atto d’amore senza fine, un respiro che non si esaurirà più; neppure alla fine del mondo. Noi tutti resteremo sempre figli suoi. La promessa di Gesù è degna di fede: ”Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”. Proprio Gesù è colui che ristabilisce i “collegamenti” interrotti, colui che dal Padre è venuto per amore e al Padre ritorna per ristabilire da parte dell’uomo l’accoglienza a questo paterno amore, un’accoglienza perduta col peccato di Adamo e i peccati a seguire; una paternità quindi che non ci è stata mai tolta, ma che l’uomo da un certo momento in poi ha escluso dal panorama delle sue scelte. Gesù è venuto per mostrarci il volto misericordioso del Padre e ritorna al Padre per mostrare a Lui il volto accogliente e pentito di una umanità rinnovata, purificata e riconciliata.

sabato 17 maggio 2014

Una strada sicura

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 14, 1-12 ) - V° Domenica di Pasqua
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

COMMENTO
Leggendo il brano di questa Domenica  ci si accorge che la  fede non è semplicemente un’attesa ma piuttosto un cammino, spesso tortuoso e impervio, dove ad ogni svolta si apre un’ulteriore parziale visione del luminoso destino finale, dove il Signore Gesù è già arrivato per riservarci un posto. Lungo questo cammino quindi non si può stare fermi, occorre mettere un passo dopo l’altro, ci sono cioè delle cose da fare, delle opere da compiere, le stesse che Gesù ci ha preparato e ci ha affidato, addirittura più grandi di quelle fatte da lui stesso.

giovedì 20 marzo 2014

Risonanze dal Ritiro di Quaresima


Ricorda i momenti forti perché ti aiuteranno nei momenti difficili. Sicuramente questo ritiro è stato un momento veramente forte che non scorderò facilmente, ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata quando a Loreto abbiamo fatto l‘adorazione alla croce,quando ci siamo chinati davanti alla croce e abbiamo contemplato la bellezza di Gesù in quell’istante ho sentito vicinissima la presenza di Dio. (Chiara Coppari)

mercoledì 19 marzo 2014

Siamo davvero la generazione "invisibile"?

Riflessione di uno "toccato" dalla Bellezza

di Paride Petrocchi


Questo è uno sfogo, lo ammetto e lo premetto. Però è uno sfogo inevitabile, non farlo sarebbe stato un tradimento nei confronti della bellezza di cui sono stato testimone, perché sinceramente "dalla bellezza non so come difendermi".

Tutto è successo poche ore fa, stavo buttando giù l’articolo che avevo programmato: un seguito di Insieme ma soli. Chiudo per un attimo gli occhi, respiro a fondo per raccogliere le idee e la mia memoria mi tradisce, invece di rimanere concentrata sul pezzo, decide di vagare e di fermarsi ai volti, ai sorrisi, ai silenzi dei ragazzi incontrati a Loreto, durante il ritiro di Quaresima. Vedo la loro curiosità, la loro timidezza, i loro gesti, sono i loro gesti ma sono i gesti di tanti altri ragazzi; giovani tanto simili ma, allo stesso tempo, tanto diversi tra loro. Ma il mio stupore è per i loro sorrisi, non sono semplici sorrisi, sono sorrisi felici. Ecco la mia attenzione è tutta concentrata lì: sulla loro felicità.

sabato 25 gennaio 2014

La voce è imprigionata, la parola è liberata

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) - III° Domenica del Tempo ordinario
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

giovedì 9 gennaio 2014

Risonanze dal Ritiro di Natale 2014


Ho conosciuto i migliori giovani 
che io avrei mai potuto conoscere,
animati dalla migliore equipe possibile 
immaginabile da me,
nel miglior luogo che tra tutti era pensabile per me.
E tutto questo solo perché questi giovani e questi luoghi mi sono stati donati
e il Signore ha permesso che io li incontrassi,
e se anche in essi ci fossero stati difetti,
il Signore ha voluto che per me fossero solo Grazia. 
Tutto è stato Grazia e sono a tutti  grato specialmente a chi mi ha invitato

Fra Damiano, tennista fallito ... per Grazia di Dio

Questo cammino con 3 compagni di viaggio speciali - i Magi - mi ha fatto riscoprire la bellezza di essere alla ricerca di Lui, la gioia di adorare il Bambino Gesù e l'importanza di testimoniarlo agli altri. (Lucia Mancinelli)
  
Penso che durante il ritiro è abbastanza facile essere allegri e avere cuore e mente per pregare, perché il ritiro è un momento privilegiato ma anche funzionale all'importante scopo di riuscire a prendere su di sè OGNI GIORNO la propria croce e seguire Gesù. Credo che la gioia non si risolva in una VAMPATA di risate, preghiere e bellissime catechesi, poiché essa è molto di più, almeno su questa terra: è riconoscere Gesù ed essergli fedeli, in ogni ripetitivo e stancante, ma anche santo giorno della nostra esistenza. Ecco, sono questi due pensieri che mi viene da esporre, così in modo molto spontaneo...scegliete quello che preferite o usateli entrambi come fossero un unico pensiero. Grazie per tutto! (Alessandra Saltamartini)