domenica 28 dicembre 2014

Uno stupore che stupisce

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40 - Festa della Santa Famiglia di Nazaret
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.
Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest'uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d'Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo,secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli per essere luce da illuminare le gentie gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui.  E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione  (e a te stessa una spada trafiggerà l'anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».  Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni.  Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Com'ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.  E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.

COMMENTO
Una famiglia del tutto speciale ma anche molto normale; Maria e Giuseppe sono due genitori così umani da non essere risparmiati dalla fatica di capire e approfondire ciò che Dio stava operando in essi e in particolare tramite il loro figlio Gesù. Una famiglia normale perché come tutte le famiglie di questo mondo sono custodi di un mistero, in senso stretto una realtà umana che rivela qualcosa di divino, che sfugge ai sensi della nostra intelligenza. La loro normalità addirittura ci deve stupire perché a loro volta Giuseppe e Maria si stupiscono di ciò che Simeone  dice di Gesù. “Egli è luce per illuminare le genti e gloria del popolo di Israele”.

sabato 20 dicembre 2014

Il "di più" delle promesse di Dio

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 1,26-38 ) - IV Domenica di Avvento
Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo la lasciò.

COMMENTO
Nell’adempimento della promessa di donarci un Salvatore e un Messia, sembra calpestata la promessa di matrimonio di una coppia di bravi giovani. La cosa in fondo non sarebbe poi così scandalosa: se tutta l’umanità può finalmente accogliere il Messia e ricevere il condono totale e definitivo di tutti i propri peccati, non è tollerabile che ci siano una o al massimo due persone che si sacrificano per tutti? 

sabato 13 dicembre 2014

Chi sei tu, chi sono io?

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 1,6-8. 19-28) - III Domenica di Avvento
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


COMMENTO
Un giorno San Francesco d’Assisi rivolse al Signore questa preghiera: “O mio Dio, chi sei Tu, e chi sono io?” La risposta alla prima domanda determina la risposta alla seconda. Se non conosciamo il vero volto di Dio, anche noi diventiamo degli sconosciuti a noi stessi e perdiamo il senso della nostra origine e quindi del nostro destino e della nostra missione.

martedì 9 dicembre 2014

Sappiamo ancora a-(t)tendere?”

di Paride Petrocchi



Siamo in Avvento, il tempo per eccellenza dell’Attesa. In questi giorni nelle case fervono i preparativi, da chi corre nei negozi per completare la lista dei regali, a chi tira fuori dalla soffitta o dal garage l’occorrente per l’albero e per il presepe.

sabato 6 dicembre 2014

Buche... con acqua

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (1, 1-7) - II Domenica di Avvento
Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

COMMENTO
Quando ero in Benin ed ero confessore di un monastero di clausura, ogni tanto dovevo fare un viaggio di qualche km per arrivare nei pressi di un ameno villaggio beninese al termine di una tipica pista di terra rossa. Per percorrere questo tratto di strada sterrata ci si impiegava normalmente 20 minuti, ma durante e dopo la stagione delle piogge ci si poteva impiegare anche il doppio o il triplo a causa di buche e piccoli crepacci che obbligano a rallentare il cammino. Il risultato era che pur partendo alla stessa ora, si arrivava tre quarti d’ora più tardi.

lunedì 1 dicembre 2014

Tutto è pieno di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Il cristiano è adoratore di Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Questo mistero insondabile è a fondamento della nostra fede proprio perché ciascuno di noi è stato battezzato nel nome di Dio-Trinità. Dopo la sua risurrezione Gesù dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28, 18-19). E' importante sottolineare che qui l’espressione: nel nome di, vuol dire che si instaura una relazione personale del battezzato col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

sabato 29 novembre 2014

Beati gli insonni

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Marco (13, 33-37) - I Domenica di Avvento
State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

COMMENTO
Non si sa più se la percepiamo o no come una bella notizia, ma in ogni caso il Signore un giorno tornerà. Non si può fare il conto alla rovescia  ma l’oggetto dell’attesa è certo, più certo di ogni altro avvenimento della storia. Non ci resta che vegliare.

venerdì 21 novembre 2014

Momenti di gloria

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46) - Solennità di Cristo Re dell'universo
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

COMMENTO
La parabola delle dieci vergini, la parabola dei talenti, infine la descrizione del giudizio universale: il Gesù del Vangelo di Matteo mette in serie tre messaggi che sono lì a specificare e circostanziare sempre meglio le sue ultime volontà prima dell’inizio della Passione. Un vero e proprio itinerario di salvezza.

domenica 16 novembre 2014

Lascia o raddoppia!

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (25, 14-30) - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

COMMENTO
La parabola che immediatamente precede quella di oggi è un’esortazione alla  vigilanza: si parla di dieci vergini di cui cinque sagge che presero olio per non far spegnere la propria lampada ed essere pronte all’arrivo dello Sposo. Quando si dice che certi treni passano una sola volta nella vita!

venerdì 7 novembre 2014

Chiesa e brutti tentativi di imitazione

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (2, 13-22 ) - XXXII Domenica del Tempo Ordinario
Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

COMMENTO
Il Vangelo ci presenta le pesanti parole accompagnate da gesti altrettanto forti, sebbene non violenti che Gesù proclama per dichiarare: primo, l’abuso dello spazio sacro che diventa occasione di commercio. Secondo, quel tempio di Gerusalemme luogo sacro della presenza di Dio per la spiritualità ebraica verrà totalmente sostituito dal nuovo tempio: il corpo dello stesso Gesù, costituito Cristo mediante la risurrezione avvenuta appunto tre giorni dopo “la distruzione” della crocifissione. Questo corpo è vivo nella Chiesa di cui noi cristiani siamo membra vive e di cui il Cristo è il Capo, in un legame organico dove ognuno è parte del tutto, e vive della vita che il capo trasmette a tutti.

lunedì 3 novembre 2014

Il mistero di Dio

di fra Giuseppe Bartolozzi


Andrej Rublev è il sommo iconografo russo e – per molti – il più grande tra quelli di cui ci sono rimaste opere. Della sua vita si sa poco: nacque a Mosca intorno al 1360-70 e fu allievo e poi assistente di Teofane il Greco, altro grande autore di immagini sacre. Diventò monaco del Monastero Andronikov di Mosca dove trascorse la maggior parte della sua vita e vi morì nel 1430 circa. Rublev fu canonizzato nel 1988 in occasione del Millennio del Battesimo della Russia, ma la sua fama di Santità aveva già attraversato i secoli insieme con le sue celebri opere.

sabato 1 novembre 2014

Un gancio dal cielo

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6,37 - 40 ) - Commemorazione dei fedeli defunti
In quel tempo, Gesù disse alla folla:  «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».


COMMENTO
In questa Domenica 2 novembre tutte le letture fanno centro sull’annuncio, sulla buona notizia della vita eterna, della vittoria  della vita sulla morte. In questo testo del Vangelo di Giovanni Gesù, dopo aver moltiplicato pane e pesci e sfamato oltre cinquemila uomini, si proclama come l’inviato di Dio Padre: inviato per compiere la sua volontà e raccogliere un’umanità persa e dispersa. Ecco perché egli si proclama anche come il buon pastore venuto a radunare le pecore disperse. 

sabato 25 ottobre 2014

Prendi due, uno paga

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (22, 34-40) - XXX Domenica del Tempo Ordinario
Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

COMMENTO
Il dottore della legge domanda un comandamento, il comandamento più importante, quello che veramente fonda tutti gli altri. Gesù ne da due, e non può fare a meno di rispondere così  proponendo due comandamenti che si rassomigliano a tal punto da essere una cosa sola. San Giovanni nella sua prima lettera ce lo fa capire altrettanto chiaramente: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore ….  Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi". (1Gv 4, 7- 12)

sabato 18 ottobre 2014

Non sempre l'evasione fiscale è peccato

di fra Damiano Angelucci

Dal Vangelo secondo Matteo (22, 15 – 22) - XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

COMMENTO

La domanda dei discepoli dei farisei e degli erodiani  è veramente attuale: “siamo obbligati a pagare le tasse?”. Non conosciamo precisamente il livello di pressione fiscale dell’impero romano del tempo, ma sicuramente il pagamento delle imposte era cosa odiosa non meno di adesso, e non meno di adesso ognuno cercava e riusciva a evadere il fisco.

Per di più Gesù si trova davanti come interlocutori i rappresentanti di due opposte tendenze del mondo giudaico: i farisei, che si reclamavano ad un’austera purezza libera da ogni contagio e contatto col potere politico romano pagano, e gli erodiani che al contrario erano collaborazionisti con l’autorità imperiale.

Gesù tuttavia non si lascia intimorire perché, in base alle stesse parole di chi lo interpella, è veritiero, insegna la via di Dio secondo verità e non ha soggezione di nessuno, perché non guarda in faccia ad alcuno. Ma questo non è segno di disprezzo degli uomini ma piuttosto sintomo del suo essere totalmente  rivolto al volto del Padre, della sua totale disposizione a  fare, anzitutto, la volontà di Dio.

Proprio questa sua capacità di porsi di fronte a Dio nella verità lo rende pienamente  libero di fronte agli uomini. La storia di questi 20 secoli di cristianesimo d’altronde ce lo conferma: chi sa stare in ginocchio davanti a Dio è capace di restare sempre in piedi di fronte agli uomini. Come è diverso l’atteggiamento di quegli scribi che, interrogati sulla loro opinione riguardo l’autorità di Giovanni Battista, cominciarono a fare i conti con le possibili reazioni della folla e di Gesù ; talmente preoccupati delle critiche di chi  li ascoltava che preferirono tacere. 

Questa per altro è proprio l’ipocrisia di chi cerca prima la gloria e il consenso degli uomini e non la Verità con la “V” maiuscola. Gesù da uomo veramente libero non può disprezzare la concreta espressione dell’autorità politica, in quanto essa è la logica conseguenza del naturale tentativo dell’uomo di associarsi, di collaborare e di vivere insieme, ma antepone a tutto questo il rispetto dell’autorità di Dio.


Dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare significa proprio tenere le cose al loro posto e secondo il loro ordine. Sganciare una qualsiasi autorità umana dal riferimento divino può portare all’idolatria e all’odio: alla totale anarchia e rifiuto di ogni regola civile da una parte, o al contrario all’impropria identificazione tra autorità divina e civile, come di fatto avveniva a quel tempo e che tante persecuzioni portò ai primi cristiani. 

La convivenza umana esige l'esercizio da parte di qualcuno dell’autorità politica ma il cittadino cristiano vi resta obbligato entro i limiti del rispetto della dignità dell’uomo che Dio gli ha dato. Pagare le tasse dunque è e resta un dovere morale, a condizione però che non metta a rischio la sopravvivenza dell’uomo, della famiglia, delle sue minimali esigenze di coprirsi, di un tetto e di alimentarsi. Prima l’autorità e il rispetto della legge di Dio e poi quella degli uomini. 

venerdì 10 ottobre 2014

Il paradiso non è solo per i buoni

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (22, 1-14) - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario
Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

COMMENTO
Siamo usciti dalla vigna ed entriamo ora nella sala da pranzo. Lo scenario delle parabole di Gesù, dopo tre domeniche incentrate sulla vigna, diventa quello di una festa di nozze: una festa con un notevole e perfino esagerato coinvolgimento emotivo, tanto che gli invitati, oltre a rifiutare l’invito, arrivano ad uccidere i servi del re a loro inviati. Il re poi non è da meno, facendo uccidere a sua volta quegli invitati insensibili e snobbatori di così abbondante grazia. La posta in palio è molto più alta della semplice partecipazione ad una festa, qui ci si gioca veramente la vita!

sabato 4 ottobre 2014

I nemici della croce

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-45) - XXVII domenica del Tempo Ordinario
Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.

COMMENTO
Ancora una parabola disegnata sullo sfondo di una vigna, realtà fortemente radicata nella vita sociale della Palestina. Si tratta questa volta di alcuni affittuari talmente disonesti e delinquenti da arrivare ad uccidere il figlio del padrone. Elemento a dir poco strano è che il padrone decida di inviare a regolare una questione così pericolosa e con degli uomini così assassini addirittura il proprio figlio. Proprio su questo Gesù vuol far riflettere: Dio Padre adotta un comportamento fuori da una logica di ordinario buon senso, non ha paura di mandare suo figlio, non risparmia la cosa più preziosa che ha, osa giocare il tutto per tutto, spera fino all’ultimo nel ravvedimento degli israeliti, destinatari della sua Alleanza.

sabato 27 settembre 2014

Non tutti i pubblicani e le prostitute sono uguali

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Matteo (21, 28-32) - XXVI domenica del Tempo Ordinario
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

COMMENTO
Un discorso, quello di Gesù appena ascoltato, corto ma tagliente. 
Non tutti i modi di prostituirsi sono uguali: c’è quello palese di chi ha riconosciuto il suo vuoto totale, il fatto cioè di essersi venduti totalmente, corpo e anima, al dio denaro. I pubblicani, che erano gli esattori delle tasse per conto dei romani e che vi rubavano abbondantemente comprendono la via della giustizia predicata da Giovanni Battista, quella giustizia che dista mille miglia dal loro atto di prostituzione al dio denaro. Anche molte prostitute hanno riconosciuto che la loro vita era tutta fuorviata e malata, e hanno avuto l’umiltà di ammettere l’evidenza.

sabato 20 settembre 2014

Padrone assoluto

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (20, 1-16) - XXV Domenica del Tempo Ordinario
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

COMMENTO
Incredibile a dirsi e ad ammettersi: nella parabola di Gesù gli operai impiegati dalle prime luci dell’alba ricevono la stessa paga di quelli assunti alle cinque del pomeriggio e che quindi faranno appena in tempo a versare poche gocce di sudore. Due cose tuttavia sfuggono agli operai dell’alba nella stranezza, voluta, di questo racconto: la prima è che la generosità del loro datore di lavoro non toglie niente alla loro paga, che corrisponde a quanto era stato pattuito. La seconda è che il padrone della vigna è appunto il padrone assoluto e non deve chiedere il permesso di ciò che fa.

sabato 13 settembre 2014

Come una bandiera

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (3, 13-17) - Festa dell'Esaltazione della Santa Croce
Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo. «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

COMMENTO
Momento culminante di ogni premiazione di una competizione sportiva di livello mondiale è l’innalzamento della bandiera del paese del vincitore con l’esecuzione dell’inno nazionale. In quella bandiera che sale sul pennone più alto non è solo simboleggiata la vittoria di un atleta o di una squadra, ma vi si ritrova il sano orgoglio e senso di appartenenza di un’intera collettività nazionale. Ciascun connazionale del vincitore, pur non avendo fatto niente per vincere quella medaglia, si sentirà felice di ascoltare il proprio inno nazionale e vedere, al culmine della cerimonia, i colori del proprio paese innalzati al centro della scena. Tutto ciò avviene secondo un certo senso di transfert emotivo e di auto-riconoscimento in colui che nella nazionalità condivide una parte importante dei propri sentimenti.

sabato 6 settembre 2014

La forza della comunione

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 15 – 20) - XXIII domenica del tempo ordinario
Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

COMMENTO
Il Signore si fida enormemente dei suoi discepoli e si affida alla loro mediazione a tal punto da legare le cose del cielo a quelle della terra. Mentre Gesù ci fa pregare dicendo  "sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra" ( … cioè che la storia umana possa coincidere con i progetti di Dio), Lui da parte sua assicura che le decisioni disciplinari della comunità dei suoi discepoli quaggiù, saranno sempre ratificate tali e quali nella Comunità divina di lassù.

sabato 9 agosto 2014

Perché avete paura?

di fra Sergio Lorenzini


Non manca mai la Parola al momento opportuno, puntuale e precisa, a dire un'azione di Dio e dare una direzione all'uomo. E sorprende come, al di là di ogni umana maestria organizzativa, alla quale per forza molti dettagli sfuggono, il Signore non si lasci sfuggire nessun particolare e nessuna occasione per manifestarci la sua vicinanza. Così, leggendo il Vangelo di questa XIX° domenica del Tempo Ordinario, che avvia la settimana di Esercizi Spirituali per giovani, forte è stata la sorpresa di scoprire l'assonanza del tema, scelto mesi prima. 

Se il titolo provocatorio che abbiamo scelto per gli esercizi è: "Perché avete paura?", il Vangelo di questa domenica deposita negli orecchi del cuore la consolante parola di Gesù: "Coraggio, sono io, non abbiate paura". La prendo come un'approvazione divina del tema prescelto e, al tempo stesso, come un incoraggiamento a superare ogni nostra paura e coinvolgersi a pieno in questa esperienza.

Già, la paura, brutta bestia! Un'invisibile gabbia paralizzante che ci costruiamo intorno da noi stessi e non consente evasioni. Ci inchioda a noi stessi, lega le gambe e blocca ogni possibile movimento di scoperta, di avanzamento, di audacia, di coinvolgimento, di un passo che ci sbilanci al di là del ristretto orticello delle nostre certezze. La paura traccia intorno a noi un solcato invalicabile la cui ampiezza è data dal diametro delle nostre sicurezze, da quanto abbiamo già conosciuto e addomesticato: persone, luoghi ed esperienze. Ci si ritrova, in tal modo, a bazzicare  le stesse facce, a intavolare i discorsi di sempre, a frequentare i medesimi luoghi, a vivere le solite esperienze, piacevolmente protetti da ogni novità che possa metterci in crisi, ma impaludati nelle acque stagnanti della mediocrità.

Eppure, questa paura va abbattuta perché non permette di prendere il largo. Guardate Pietro: cammina sulle acque verso Gesù, poi si alzano i venti, si fa prendere dalla paura e affonda. Cristo ci fa camminare. La paura affonda! Stoppa il cammino e fa annegare. La fede è il contrario della paura, l'intima certezza che, oltre ogni difficoltà e imprevisto, il Signore è presente e ci tende la mano. Gesù, a differenza delle nostre, è l'unica certezza che non rinchiude ma chiede di uscire, di fare un passo in più, di mettersi in gioco, di sbilanciarsi verso di lui. Guardando Gesù e camminando verso di lui, non affonderemo mai.

Alle soglie dei nostri esercizi, cari ragazzi e ragazze, ascoltiamo ancora una volta Gesù che dice a noi: "Coraggio, SONO IO, non abbiate paura". Gesù è con noi, niente paura! Buoni esercizi a voi tutti.

sabato 26 luglio 2014

O tutto o niente

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13, 44- 52) - XVII° domenica del tempo ordinario
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


COMMENTO
Dopo aver ascoltato in queste ultime tre domeniche ben sette parabole sul regno dei cieli, chiunque avrebbe voglia di tentare una definizione sintetica e facile per comprendere il regno dei cieli. Il tentativo risulterebbe però ben difficile, se Gesù stesso ha preferito fare dei giri larghi (la parabola è difatti una linea curva) invece di andare per affermazioni in linea retta.

lunedì 21 luglio 2014

Un grano geneticamente modificato

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43) - XVI° domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ri! ponètelo nel mio granaio”»...

COMMENTO
Ancora un’immagine tratta dal mondo agricolo e ancora un particolare molto anomalo per attirare l’attenzione del lettore. Faccio riferimento alla prima delle tre parabole, quella della zizzania: sembra veramente imprudente lasciare un campo seminato a se stesso, senza neppure zapparlo, tenuto conto che al tempo di Gesù non esistevano i diserbanti. 

domenica 13 luglio 2014

La parabola del seminatore sciupone

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23) - XV° domenica del tempo ordinario

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».


COMMENTO
In teologia ci insegnarono che le parabole raccontate da Gesù sono dei piccoli capolavori letterari, dove la semplicità si coniuga alla profondità, l’immediatezza alla densità di riflessioni possibili. Ciò che accomuna le parabole di Gesù è che quasi sempre il messaggio che l’autore vuole far passare è contenuto proprio in uno o più elementi apparentemente strani. In questo caso ad esempio abbiamo la storia di un seminatore sprecone che rientra bene nello stile delle parabole di Gesù.

sabato 5 luglio 2014

Tu sei umiltà

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30) - XIV° domenica del tempo ordinario
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

COMMENTO
Gesù prega ad alta voce e rivolgendosi al Padre lo benedice per la sua gratuita predilezione per i piccoli della terra a discapito dei sapienti e degli intelligenti ai quali i misteri di Dio resteranno nascosti. Sembrerebbe quasi che i discepoli di Cristo dovranno essere necessariamente una massa di testoni, di poco o nullo spessore intellettuale, insomma gente sempliciotta.

giovedì 3 luglio 2014

Servitori non monopolisti

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Matteo (16, 13 – 19 ) - Solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

COMMENTO
“Ma voi, chi dite che io sia?”.  Sempre la narrazione evangelica esce dalla pagina per prendere vita in colui che si pone in ascolto, perché la dinamica della Parola è in direzione della carne, di un corpo, di un’esistenza da modellare. Se il Verbo di Dio si è fatto carne nell’uomo Gesù di Nazareth, ogni parola di Dio, in Gesù risorto e vivo, chiede lo stesso spazio, lo stesso destino di una vita spesa e donata.

sabato 21 giugno 2014

Ciò che sazia la fame più vera

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 51-58 ) - Solennità del Corpus Domini
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo ». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

COMMENTO
“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. L’uomo che più di ogni altro ha fatto qualcosa per l’umanità resta di gran lunga Gesù di Nazareth. L’affermazione potrà sembrare perentoria e fideistica, forse perché non fondata su dati oggettivi e inequivocabili. Qualcuno infatti potrebbe non credere che Cristo è risorto, che la sua morte di croce ha ridato la Speranza vera al mondo: la vita dopo la morte. Tuttavia, già solo osservando “la città dell’uomo” si nota che laddove è arrivato il nome di Cristo ci sono e ci sono stati segni permanenti di emancipazione e di promozione sociale, certamente insieme a tanti fatti contraddittori e equivoci, ma che non hanno impedito nel lungo termine oggettivi e benefici effetti.

sabato 14 giugno 2014

Amare da morire

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18) - Festa della Santissima Trinità
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

COMMENTO
Se qualcuno chiedesse quale mondo Dio ha amato, dovremmo rispondere senza esitazione: questo, il nostro, proprio quello che stiamo calpestando e dove stiamo respirando. Fino a che punto lo ha amato? Fino a dare la vita del suo unico Figlio. Dio ha amato questo mondo, l’opera delle sue stesse mani, quella creazione e quella natura umana così perfette appena uscite dalle sue mani, e così deturpate dopo che l’uomo ha girato le spalle al suo Creatore, pensando di potersi appropriare della conoscenza del bene e del male.

sabato 7 giugno 2014

Il SIgnore della pace

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23) - Domenica di Pentecoste
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.  Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

COMMENTO
“Pace a voi”. Ecco la prima parola di Gesù risorto ai discepoli. In tutta la storia dell’umanità è stato da sempre la cosa più ricercata, più ambita ma anche la più assente: la Pace. Il nostro caro San Francesco d’Assisi voleva che i suoi frati salutassero tutti coloro che incontravano con queste parole: “Il Signore ti dia pace!”. Augurio che poi si è trasformato lungo i secoli nel classico saluto francescano di “Pace e Bene!”

sabato 31 maggio 2014

Il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa.

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 12-16) - Ascensione del Signore
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

COMMENTO
Volendo restare ancorati al testo del Vangelo leggiamo in esso quella necessaria premessa e promessa che rende l’Ascensione un evento bello, pieno di gioia e denso di speranza. Matteo nella sua narrazione infatti si ferma qualche istante prima della “dissolvenza” o Ascensione di Gesù dopo che “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio”(Atti 1,3).

sabato 24 maggio 2014

L'abito dei figli

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21) - VI° Domenica di Pasqua
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

COMMENTO
La paternità di Dio che si manifesta nella creazione e ancor più nella seconda creazione, cioè la redenzione, è un atto d’amore senza fine, un respiro che non si esaurirà più; neppure alla fine del mondo. Noi tutti resteremo sempre figli suoi. La promessa di Gesù è degna di fede: ”Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”. Proprio Gesù è colui che ristabilisce i “collegamenti” interrotti, colui che dal Padre è venuto per amore e al Padre ritorna per ristabilire da parte dell’uomo l’accoglienza a questo paterno amore, un’accoglienza perduta col peccato di Adamo e i peccati a seguire; una paternità quindi che non ci è stata mai tolta, ma che l’uomo da un certo momento in poi ha escluso dal panorama delle sue scelte. Gesù è venuto per mostrarci il volto misericordioso del Padre e ritorna al Padre per mostrare a Lui il volto accogliente e pentito di una umanità rinnovata, purificata e riconciliata.

sabato 17 maggio 2014

Una strada sicura

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 14, 1-12 ) - V° Domenica di Pasqua
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

COMMENTO
Leggendo il brano di questa Domenica  ci si accorge che la  fede non è semplicemente un’attesa ma piuttosto un cammino, spesso tortuoso e impervio, dove ad ogni svolta si apre un’ulteriore parziale visione del luminoso destino finale, dove il Signore Gesù è già arrivato per riservarci un posto. Lungo questo cammino quindi non si può stare fermi, occorre mettere un passo dopo l’altro, ci sono cioè delle cose da fare, delle opere da compiere, le stesse che Gesù ci ha preparato e ci ha affidato, addirittura più grandi di quelle fatte da lui stesso.

giovedì 15 maggio 2014

Ostaggi del sensazionale

di Paride Petrocchi


Brescia, 24 Aprile 2014, un giovane disabile che abitava in via Giovanni XXIII a Lovere, provincia di Bergamo, muore schiacciato da una croce edificata in onore di Papa Giovanni Paolo II. Appena la notizia giunge sui giornali, eccoci, tutto lì, ad ipotizzare sul perché di questo  tragico evento. Le reazioni, come dice Gramellini: "oscillano tra il nichilista e il dissacratorio". I primi hanno l'ennesima conferma che la vita è assurda e ha un senso dell'ironia brutale; gli altri, invece, ci leggono un segno di Dio, un chiaro messaggio per esprimere la sua contrarietà alla canonizzazione dei due Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ma mentre questi esperti si impelagano nell'ennesima discussione sulla teodicea, qualcuno fissa lo sguardo sulle corde, sulle corde logore, corde che sarebbero dovute essere sostituite e che ad un certo punto si sono spezzate e hanno provocato la caduta della croce sul ragazzo, uccidendolo. Succede spesso così, siamo così ostaggi del sensazionale, che non ci rendiamo conto del resto, un resto che spesso è in penombra ma che contiene la risposta.