sabato 3 febbraio 2018

L’invisibile carezza della forza di Dio

di fra Damiano Angelucci



Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39) – V Domenica del tempo ordinario
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

COMMENTO
Questo brano ci presenta tre scene.
1) Anzitutto Gesù e i primi 4 apostoli si recano nella casa dei fratelli Pietro e Andrea. Gli ambienti domestici-casalinghi sono prediletti dall’evangelista Marco che ama riportare diversi episodi della vita Gesù situati dentro le mura di casa. Nulla si dice della moglie di Pietro, ma la mamma di questa aveva la febbre. Tutto sommato sembra quasi superfluo riportare la guarigione di una persona che ha la febbre (un miracolo quasi insignificante!), tenuto conto anche della estrema sintesi di Marco. Interessante però la sequenza di ciò che accade: Gesù si avvicina, prende per mano e la solleva. In tre verbi c’è il modo di intervenire del Signore nella nostra storia. Si fa vicino, ci prende per mano, cioè ci accompagna nei nostri percorsi di vita, si mette al nostro fianco e poi ci solleva. Il Signore non sostituisce le nostre esistenze con altro, ma prende per mano ed eleva ciò che già noi siamo e facciamo. Gesù prende per mano, non usa formule magiche o riti particolari; la sua vicinanza e la sua mano guariscono.

Quella febbre impediva ad una donna, immaginiamo abbastanza anziana, di mettersi a servizio. Anche il mettersi a servizio nasce non da un’iniziativa umana, ma sempre è frutto di un tocco divino, di un tocco della Grazia del Signore. La Grazia sempre precede l’opera umana, non ne è mai il premio. Sempre dovremmo dire: “Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Anche il più ateo di questo mondo, quando fa un gesto oggettivamente buono, lo fa inconsapevolmente sotto un certo influsso della Grazia divina.

2) Si apre poi un secondo scenario, uno scenario di folla. Il paese è piccolo e la gente mormora, ma Cafarnao ai tempi di Gesù non doveva proprio essere troppo grande per impedire il rapido divulgarsi di notizie. “Tutta la città era riunita davanti la porta”. La porta della casa dove abita Gesù, ma anche la porta che introduce alla comunione con Dio, cioè Gesù stesso. Gesù è la porta del Regno dei Cieli. Gesù dirà anche “Io sono la porta, se uno entra attraverso di me sarà salvato” (Gv 10,9). Tutti capiscono che lì nella persona di Gesù vi è un accesso privilegiato con il Mistero, con una presenza che risana.

Tuttavia Gesù non vuole che i démoni, che lo conoscevano, parlino di lui. Proprio perché lo conoscevano, non vuole che parlino di Lui. Gesù per il momento vuole mantenere il segreto sul suo essere Messia, cioè Cristo, cioè unto, per non destare false aspettative e per non illudere chi cercava un Messia politico, un Messia liberatore dall’oppressione politica ed economica dei Romani. Questo impedimento posto da Gesù ci fa capire che la conoscenza intellettuale non è sufficiente per parlare correttamente di Gesù. Non basta sapere chi è Cristo, occorre anche conoscerlo con il cuore, cioè desiderare di imitare la sua vicenda di amore-donato fino al sacrificio di sé. Ecco perché ad esempio la Chiesa ha proclamato Dottore della Chiesa Santa Teresa di Lisieux, pur essendo morta a 24 anni con un livello culturale abbastanza modesto. Teresina è “dotta”, esperta di Cristo perché lo ha conosciuto con tutte le corde del suo cuore e della sua esistenza e ha saputo testimoniarlo con degli scritti di una straordinaria profondità e semplicità.

La scienza di Cristo, la conoscenza dei misteri di Cristo non è anzitutto un fatto intellettuale, ma un fatto di cuore. La scienza di Cristo è scienza della croce, e i démoni sono nemici della croce perché vogliono e cercano la gloria propria e non quella di Dio, e quindi le loro parole che nascono da un cuore distorto e perverso, sono comunque svianti e ingannatrici. Quante volte, dobbiamo constatare amaramente, si dicono parole vere ma con il desiderio di fare il male. Dice Papa Francesco che la Verità a volte è usata come pietra da lanciare addosso all’altro.

3) Questo terzo scenario è uno scenario di preghiera: Si è conclusa una giornata tipo della vita pubblica di Gesù: chiamata dei discepoli, predicazione in sinagoga, guarigioni. Ma ora Gesù prende l’anticipo sulla giornata che segue e prima dell’alba si ritira in un luogo isolato a pregare. Ci deve far sempre riflettere Gesù in preghiera. Gesù non ritorna e non si culla sul successo ottenuto ma uscendo di casa cerca l’intimità del Padre. “Tutti ti cercano” gli viene detto. Noi sappiamo che anzitutto ognuno è oggetto della ricerca dell’amore del Padre. Gesù, pur sapendo che gli uomini lo cercano, si rende disponibile alla ricerca del Padre celeste per lasciarsi trovare.

Anche noi facciamo fatica a pensare la preghiera come un lasciarsi toccare il cuore da un Padre che è in cerca del nostro amore. Ricordiamoci quel padre misericordioso della parabola che aspetta da lontano il ritorno del figlio che ha sprecato tutto. Non siamo noi cercatori di Dio, anzitutto. Ma Dio è cercatore della nostra felicità. Mercoledì 15 dicembre 2017 Papa Francesco ha spiegato benissimo come la nostra preghiera si debba modellare su quella di Gesù. "Pregare, come ogni vero dialogo, è anche saper rimanere in silenzio - nei dialoghi ci sono momenti di silenzio -, in silenzio insieme a Gesù. E quando noi andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a noi. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù. Il silenzio è tanto importante! [...] Rimanere in silenzio insieme a Gesù. E dal misterioso silenzio di Dio scaturisce la sua Parola che risuona nel nostro cuore. Gesù stesso ci insegna come realmente è possibile “stare” con il Padre e ce lo dimostra con la sua preghiera. I Vangeli ci mostrano Gesù che si ritira in luoghi appartati a pregare; i discepoli, vedendo questa sua intima relazione con il Padre, sentono il desiderio di potervi partecipare, e gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» “(Lc 11,1).

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