sabato 4 luglio 2020

Dio è per tutti. Il Padre solo per chi è nel Figlio

XIV Dom TO anno A - 5 luglio 2020 -


Dal Vangelo di Matteo (11,25-30)     
         
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


COMMENTO a cura di fra Damiano Angelucci da Fano

Che un peso possa diventare leggero e un giogo dolce, diventa possibile solo in una prospettiva altra, diversa, rispetto a quella con cui normalmente guardiamo e giudichiamo le cose. Questo punto di osservazione privilegiato è quello da cui Gesù è venuto a svelarci i misteri del Regno di Dio, ed è la sua stessa condizione di vita: quella dei piccoli del mondo, quella di chi non presume da sé e da una propria sapienza ma è consapevole di dipendere da un Altro, da chi è sorgente e autore della vita stessa, detto in altri termini: quella di chi è consapevole di essere generato da un Padre. 

Gesù di Nazaret esulta nel cuore perché percepisce l’affermarsi, anzitutto nella sua vita, della presenza misericordiosa di Dio. Tale presenza rimane nascosta e preclusa a chi presume di poterla acquisire per meriti propri, ma si svela a chi accoglie il Figlio Gesù, e accogliendo la sua presenza, che nel tempo attuale è quella del suo Santo Spirito, accoglie il suo punto di osservazione della storia.

Tutti gli uomini che si ritrovano in una qualche confessione religiosa, in linea di principio accettano Dio come un’entità superiore a noi umani. Tuttavia sono ben pochi coloro che accettano che Dio abbia veramente potuto farsi uomo, un uomo disprezzato, e addirittura condannato dagli uomini. Che Dio è questo che si mischia così tanto con le nostre ingiustizie. Che sapienza è mai questa?

Qui occorre realmente la sapiente umiltà di chi si abbandona a Dio come un figlio e che Gesù vive per primo. Chi non accetta questa estrema degnazione dell’amore di Dio di abbassarsi così tanto, farà tanta fatica a credere nell'infinita misericordia del suo abbraccio che tutto perdona. Chi pensa di poter vantare sempre qualcosa davanti a Dio non riuscirà mai a sentirsi perdonato gratuitamente e la vita gli porrà gioghi e pesi impossibili da portare.
Solo l’amore del Figlio Gesù ci potrà restituire la libertà e la fiducia di invocare Dio “Padre!”

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