martedì 17 dicembre 2013

La preghiera è una cosa semplice!


La preghiera è una cosa semplice, ma questo fatto non esclude il bisogno di un’iniziazione. Anzi, direi che è la semplicità stessa ad esigerlo. Infatti la spontaneità, l’immediatezza e la semplicità (qualità imprescindibili nella vera preghiera) non si trovano all’inizio, ma piuttosto al termine del nostro cammino umano e spirituale. E questo è vero in tutti i campi: la pattinatrice che piroetta con grazie e perfezione, sul vostro schermo televisivo, si è allenata per dieci anni, ogni giorno per cinque ore, estate e inverno. Pensate al teatro: un giorno assistendo con alcuni amici ad un’opera lirica italiana, avevamo notato che gli attori più naturali, più veri, quelli che quasi non sembravano recitare, erano i più anziani; ai primi dieci anni di studio intenso al conservatorio si erano aggiunti trent’anni di palcoscenico. Per riuscire a fare cosa? Ad essere totalmente semplici e spontanei. Possiamo senz’altro affermare che la naturalezza è un traguardo del cammino umano.

sabato 14 dicembre 2013

Segni Credibili Di Gioia Nuova

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 11,2-11 ) - III° Domenica di Avvento
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.


COMMENTO
La piena conoscenza della persona di Cristo rimane incolmabile anche per Giovanni Battista che pure lo aveva battezzato nelle acque del Giordano e al quale era stato rivelato: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt3,17).

Gesù è mistero, cioè evento umano che porta in sé il divino, per definizione incontenibile nella mente umana, tanto che solo quando Egli si sarà definitivamente manifestato  «… lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2). Per questo Gesù alla domanda di Giovanni: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?», non può che rinviarlo alla lettura dei suoi gesti, delle sue guarigioni, di quei segni che da una parte confermano le attese dei profeti, e dall’altro proclamano la beatitudine di chi non si scandalizza di lui, di chi proprio come il Battista è disposto a pagare di persona la fedeltà alla verità.

giovedì 12 dicembre 2013

La vera salute ancora oggi è liberarci dal male

di Andrea Monda
(tratto da un articolo apparso su Avvenire in data 11.12.2013)


Nella mia missione "archeologica", alla ricerca delle parole perdute, a metà strada tra Champollion e Indiana Jones, è una piccola fortuna il fatto di insegnare in un liceo classico. Così quando ho scoperto che la parola salvezza era evaporata all'orizzonte, non mi sono rassegnato alla perdita e ho rilanciato puntando sull'etimologia chiedendo ai ragazzi di III liceo (cioè dell'ultimo anno, secondo la vecchia articolazione con il ginnasio al biennio, ma "ginnasio" è ormai un'altra parola destinata all'estinzione): «Come si dice salvezza in latino?». Pronta la risposta, sono bravi, in latino: «Salus, salutis, della terza declinazione», Martina brucia sul tempo gli altri. 

«Ma non vuol dire anche salute?», chiede saputella Serena. Ecco, spiegando che salus ha due significati ma il primo e più importante è "salvezza", mi sono reso conto che non tutte le parole del lessico religioso sono andate perdute: alcune si sono perse ma solo perché sono state sostituite. È questo il caso di salvezza, che oggi appare parola antica, priva di senso (da che cosa ci dovremmo salvare?) e che ha lasciato il posto al "nuovo dio" che ha soppiantato l'antico: il dio salute. 

lunedì 9 dicembre 2013

Il Ritiro di Natale: "Andiamo a vedere il Signore!"

di Emanuela Mori


Perché vale la pena partecipare al Ritiro di Natale? Per fare una scelta convinta vogliamo conoscere, sapere: sapere se ciò che scegliamo ci invita, ci chiama, se tocca il nostro cuore, se è veramente bello. Se ne vale la pena. E come posso io aiutarvi in questo? Non ho ricette né soluzioni, ma posso raccontarvi la mia esperienza.

Il Ritiro di Natale è per noi ragazzi della PGV (Pastorale Giovanile-Vocazionale) uno dei momenti più importanti dell'anno: “ricarichiamo le batterie spirituali” e pieni di gioia siamo pronti per tornare ai posti di combattimento! Molti amici ci hanno chiesto: “ma perché siete così sereni e felici al rientro dalle vacanze? Le vacanze sono appena finite!!!” Eh, no... perché con Gesù nel cuore la vita è diversa. Provare per credere.

venerdì 6 dicembre 2013

Una grazia non meritata

di fra Damiano Angelucci


Dal Vangelo secondo Luca (1, 26 – 38) - II Domenica di Avvento
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

COMMENTO
La seconda Domenica di Avvento cede il passo alla Solennità dell’Immacolata Concezione. Se il Vangelo di quella ci avrebbe posto dinanzi la figura di Giovanni Battista, uomo zelante e annunciatore zelante dell’inaugurazione del Regno di Dio, il Vangelo di questa Festa mariana ci propone a modello la persona di Maria, personaggio altrettanto forte e determinato, sebbene solo apparentemente più discreto. 

Il Vangelo di Luca di fatto si apre con il racconto di due annunciazioni. La prima rivolta a Zaccaria, uomo giusto, che con sua moglie Elisabetta osservava irreprensibile la legge e le prescrizioni del Signore ( cfr Lc 1, 6 ) e che stava officiando nel tempio del Signore, luogo sacro per eccellenza. La seconda rivolta a Maria, promessa sposa di uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, che viveva in una regione crocevia di diverse etnie e quindi abitata da molti pagani. Zaccaria esita e dubita che il Signore possa esaudire ciò che tuttavia lui e sua moglie ormai da tempo avevano chiesto: il dono di un figlio. Maria non esita a credere al dono di un figlio dono dello Spirito, non solo impossibile sul piano della natura dato che non conosceva uomo, ma anche inatteso e oltre le sue aspettative. 

mercoledì 4 dicembre 2013

Guillebaud: sentivo l'esigenza di confrontarmi con l'enigma del male.



Il giornalista ed editore Jean-Claude Guillebaud ci racconta la sua storia di conversione. Nato nel 1944 ad Algeri, è un giornalista e saggista francese. Grazie alla vicinanza con pensatori cristiani come René Girard, si è riavvicinato al Cristianesimo attraverso un lavoro culturale di rilettura della Tradizione, dell'esperienza e del pensiero cristiano come chiave decisiva per comprendere le mutazioni del tempo presente.    

«Il contrario del peccato non è la virtù, bensì la fede! È vero che ritrovare delle convinzioni cristiane non è sufficiente per considerarsi tali, ridiventare cristiano implica qualcosa di più personale e io penso che la mia vita sia cambiato proprio da questo punto di vista.

Ho avuto la sensazione di essere come un bambino che ritorna a casa, che ritrova la sua abitazione. Per un po’ mi sentivo in questa situazione imbarazzante. Conoscete la parabola del figliol prodigo? Un uomo che ritorna nella propria casa e dimostra una sorta di ingenuità. Non ricorda più la bellezza dei mobili della sua casa e se ne meraviglia. Io mi sentivo in questo stato. Avevo riscoperto e riletto le scritture dei Padri della Chiesa e me ne sorprendevo, e ai cristiani che mi invitavano a tenere delle conferenze ripetevo quanto non si rendessero conto di essere seduti sopra un tesoro e sentivo che si trattava di una ricchezza, stupendomi che alcuni di loro avessero perso l’abitudine di meravigliarsi.